Acquantopare (seconda puntata) giovedì, Gen 11 2007 

Ritorno di nuovo sugli strafalcioni tratti dal forum del modellismo, quella sublime arte che in qualche modo mi dà da vivere e, in fondo, da ridere.

Ho riportato in neretto il testo originale, in chiaro le mie glosse.

Il wd-40 e un olio sprai che serve per sbloccare uno di tutto
Tutti per uno, uno per tutti!

Ci sono anchio quando quando non vedo l’ora.
Facciamo verso le tre?

Leggendo i vostri messaggi, lamarezza e tanta […] ha chi mi devo rivolgere?
Hai mai pensato a un analista?

Prendi un frenafiletti normale ce di vari tipi medio e forte prendilo medio
Prendi una donna, trattala male…

Sembra che si stia spanando da un momento ha l’altro, non vi da quella inpressione?
Solo ha volte

Io non do nemmeno la caparra perche si viene ad esturare un rapporto di reciproca fiducia
Una sorta di estuario, insomma.

Fortunati chi anno amici che consigliano spece per persone inesperte come me.
E beati quelli che ti capiscono, perché di essi è il regno dei cieli.

Ma i nostri mica sono in plasica non credo xche anno un rumore ferroso
Oddio, cos’è un rumore ferroso?

Raga ma se uno vorebbe 2 motori qualkuno sa come si potrebbe fare??
Secondo me, bastasse comprarne due.

Inoltre, come dicono i proverbi antichi: “se cadi da cavallo rimettiti subbito in sella e non starci troppo a pensare!!!!!”
Noi tutti ci siamo passati e non solo da “cavallo”!
Non aggiungo altro per scaramanzia!!!!!!

Also sprach Zarathustra.

L’elefante e la pioggia martedì, Ago 1 2006 

Metti una serata passata in casa per coricarti presto e recuperare tutte le ore di sonno perdute nei bagordi del fine settimana appena trascorso. Metti la beatitudine della tua stanza, disordinata e accogliente come fosse l’interno della tua testa. Metti un letto, due cuscini appoggiati alla testiera e un buon libro. E mettici infine un temporale impetuoso, sublime, terrificante.
Mi sento bene durante i temporali, sento che l’elettricità delle saette mi rigenera. Questa notte l’acqua cadeva come un fiume, quasi un oceano. Dopo giorni di caldo asfissiante, finalmente la giustizia dell’acqua, il suo portato di novità e pulizia. Lo scatenarsi degli elementi. La natura tremenda nella sua potenza reclama la sua parte nella piccolezza della nostra vita di bipedi semi-intelligenti.
Mi figuro in lieta compagnia mentre i cieli suonano la loro sinfonia che ha la perfezione dell’acqua. “Mia sola sposa è l’acqua”, deve averlo scritto Federico Garcìa Lorca, anche se non riesco a ricordare dove. Acqua, sposa penetrante, fedele, sempre uguale a sé stessa e diversa ad ogni istante. L’acqua che modella le montagne, l’acqua che nutre le piante, gli uccelli, i pesci. L’acqua sposa e madre prodiga.
Mi sono addormentato così, il sonno scandito dai fiotti feroci della pioggia che sbatteva sulle persiane. Di tanto in tanto un tuono a segnare una cesura nel dipanarsi dei sogni, un cambio di prospettiva, di sceneggiatura. Oggi mi sento bene come non mi sentivo da tempo.

Venere(a) lunedì, Lug 31 2006 

Scena da un ricevimento di nozze. Qualcuno sta canzonando una ragazza decisamente robusta per via del suo peso. La fanciulla risponde: “Pensare che fino allo scorso anno ero una sifilide”.
Apperò!

Meglio andare via di qua a cercarsi una città venerdì, Lug 21 2006 

La ragazza fisarmonica

Tua madre ti ha vestita di tante gelosie,
ti ha messo cose in testa, amare fantasie,
in te ha riversato le proprie delusioni.
“Gli uomini – ti ha detto – son tutti dei coglioni”.
Così tu sei cresciuta in quella diffidenza,
fra un uomo e l’altro – pensi – non c’è la differenza,
di ogni tenerezza la più completa assenza,
il vuoto del tuo cuore rasenta la demenza.

Oh mai, un sorriso, che so, una parola di più.
Oh mai, un’occhiata chissà, un po’ di complicità.
Come fisarmonica ti lasci stringere ogni volta ma
c’è un silenzio chiuso in te, più volgare, ecco com’è:
è più volgare di uno sputo.

Tua madre ti parlava lavandoti le spalle,
bambina tu ascoltavi le sue infinite balle.
“Tuo padre – ti diceva – è stato un magro affare:
a quarant’anni appena è un uomo da buttare”.
Tu gli volevi bene, intendo a lui, tuo padre,
e non capivi bene le frasi di tua madre,
eppure hai cominciato, e non ti riguardava,
a difendere per sempre l’orgoglio di una schiava.

Oh mai, mai un giorno che tu mi ringrazi
ma non lo sai fare un gesto che sia
spiritoso con me. Con te la domenica,
sei poco igienica, si muore, sai?
Meglio andare via di qua a cercarsi una città
e non restare in questa mia periferia.
Meglio andare via di qua a cercarsi una città
e non restare in questa mia periferia.

(Paolo Conte, 1974)

So benissimo a chi dedicare questa canzone: a Micky, che ha appena scoperto con meraviglia Paolo Conte.
Più che in altri brani, qui la voce di Conte ti scava dentro, profonda come un abisso, il baratro di sconforto di questa donna ferita che si accolla sulle spalle il dolore della madre, il dolore del padre. Un brano dalla tristezza struggente; un testo efficace, una musica diretta, quasi un capolavoro pittorico.
Incapacità di amare, di abbandonarsi alla passione, una castrazione psicologica: tutto colpa di un cinismo indotto da altri. C’è anche di che riflettere.

Acquantopare giovedì, Lug 20 2006 

Sarebbe una faccenda un po’ lunga da spiegare. In ogni caso, per lavoro ho a che fare con un forum di modellismo dinamico, una vera Accademia della Crusca al contrario. Vorrei condividere con voi alcuni degli ultimi interventi postati dai fedelissimi modellisti, riportati con assoluto rigore filo-logico (anche se spesso il filo logico, appunto, sembra un po’ sfuggire a questi signori). Come vedete, si può trovare qualcosa di divertente anche in un lavoro abietto, frustrante e noioso. Ma ci vuol fantasia. Buona lettura.

Chiara-mente, ho riportato in neretto il testo originale, in chiaro le mie glosse.

Se qualcuno ha l’ostesso problema ce un forum aperto da me
Quando dici ‘ostesso’ intendi steward per caso?

Mi pare di aver letto cualcosa che riguardava il girare delle ruota al contrario
Dev’essere stato quando giravi sulla ruota leggendo al contrario.

Acquantopare sembra proprio che ne mastichi di modellismo
Sì, acqualcuno sembra sia così.

Ai gia venduto tutto??
No, o venduto solo l’abbecedario, come Pinocchio.

Io ce lo anche io preso usato di un litro al massimo è perfettissimo consuma non tanto compressione il volano non riesci neanche a gitrarlo a mano al punto supeirore talmente che è compresso
Scusi, può tradurre in francese?

Il grasso diventerà sempre più liquido andando cosi ha lubrificare tutte le parti del differenziale
Bene, allora o capito come fare ha dimagrire.

La maggior parte in italia il gas lo a ssinistra
Io preferisco portarlo in centro.

Mi sta bene anche a me se ci vediamo nel parcheggio dell’Ipercop
A me invece non mi.

Daltronde ho fatto anke io così prima in spazi larchi (tuttora) e poi vorei provare ad andare su un circuito
Daltraparte se io fossi in te proverei al manikomio.

Io forse non posso venire con la moto perche non la riesco a mettere in moto.forse mi vengo sempre a fare un giro
Io invece verrò in macchina se riuscirò a metterla in macchina. Spero di non venirmi, in ogni caso: potrebbe essere un po’ imbarazzante.

Per la cronaca mi è arrivato il serba e sarò a brave in pista….aspoettando il fail save
Beh, in effetti come cronista ci hai un futuro.

Se non erro orazio che automodello hai?
E se invece erri?

Si potrebbe richiedere ho gia l’anno detto non ricordo
Mi pare che questa amnesia non sia il più grave dei tuoi problemi.

Sono da poco entreto ha far parte del modellismo
Dai, vuoi dirmi che hai abbandonato il ginnasio?

La mia macchina ha il magone,vorrebbe fere le zozzerie con la tua
Apperò!

Dai considerarsi vecchiotto a 26 è proprio esagerato, c’è gente in giro molto più anziana
La filosofia naturale è proprio la regina delle scienze.

A me quando accellera bruscamente fa cric-scrik è normale?
Crock-Scrock.

Apparte la spina che usciva e che ho sistemato, ma per l resto va che è una BOMBA!!!
Ma-la-spina ti appartiene? Si apparta? Meno male che l’hai sistemata comunque.

Anche io sono interessato ad un paio di numeri esattamente il 75-77-80
Un bell’ambo secco a tre numeri: puoi far carriera come giocatore.

Mina vagolante martedì, Giu 27 2006 

Oggi c’è Mina con me, cam-mina con me, vagola con me, mi canta dentro: “sarà perché mi hai guardato come nessuno mi ha guardato mai, mi sento viva all’improvviso per te”. Urgenza d’amore, predisposizione alla primavera malgrado il tremendo scoppio dell’estate.

Voglia di fremere, desiderio di darsi. Ora e per sempre. Urgenza d’amare. Di desiderare, di conoscere.

Ingerisco i soliti 20 cc di bromuro associati a una buona bottiglia di Cannonau che, con questo caldo, farà il suo lavoro.

Il santo bevitore, il salto incantatore, il sarto ricamatore, il solito rimatore, lo stolido rematore.

Chiudo gli occhi, li riapro. Sono ancora qui.

Urgenza d’amore. Florilegio di emozioni mi affolla gli occhi. Tenere gemme verdi tempestano tutti i miei rami. Il ciclo della vita. Il mito della rinascita. La circolarità del tempo. L’orizzonte è incurvato. E così la verità. L’amore.

Oggi c’è Mina con me.

Freeclimber botanici lunedì, Giu 26 2006 

Appena uscita dal seggio, una signora ammira la siepe della scuola e, rivolta al marito, dice: “Oh! Amore, come mi piace il gelsomino, peccato che sia ARRAMPICANTE!”

Ah bé,

viva l’Italia!

Nella buona e nella cattiva sorte giovedì, Giu 8 2006 

Eccola finalmente, la compagna di una vita! Con me sempre, in salute e malattia (appunto), nella buona e nella cattiva sorte. La mia nuova compagna per la vita. Ha un nome vagamente esotico: BLEFARITE.
Non è una pietra preziosa, no. E’ un fastidiosissimo disturbo che riguarda i miei poveri occhietti, tanto azzurri e amati dalle fanciulle.

La blefarite è una infiammazione dei margini palpebrali, con arrossamento, gonfiore, formazione di croste, squame, ulcere. La blefarite ciliare è un’infiammazione del bordo libero della palpebra. È caratterizzata dall’arrossamento della mucosa e della pelle. Ha la tendenza a cronicizzarsi. La cura, sotto controllo medico, prevede la pulizia della zona e l’utilizzo di pomate.

Il matrimonio con Blefar (già la chiamo così) si è consumato ieri nello studio dell’oculista, mentre roteavo le pallozze degli occhi, confuse dalle maledette goccine che dilatano e dilaniano la pupilla, a destra e a manca. Il caro medico mi ha detto sin da subito che il disturbo è cronico. Ci sono una serie di palliativi, migliaia di colliri e aggeggini per l’igiene della palpebra che ormai guarniscono già la mia casa e il mio ufficio.
Tra le altre cose, mi ha prescritto dei dischetti simili a quelli che le signore utilizzano per rimuovere il trucco dagli occhi, poi soluzioni per la pulizia dell’occhio, umettanti e due serie di antibiotici. Ci manca solo un clisterino… E’ un’amante esigente la mia Blefar! (fortuna che non mi ha chiesto di comprarle un visone)

Ode all’amica ritrovata mercoledì, Giu 7 2006 

Bello ritrovarsi dopo un lungo periodo di distanza dovuto alla nostra cocciutaggine. Ci han tenuti distanti guai personali. Troppo orgogliosi per condividere le sventure. Ma sarà orgoglio? Sarà riservatezza? Forse, come dici tu è solo un eccesso di sensibilità. Conosciamo anche troppo bene la nostra reciproca capacità di empatia e non vogliamo danneggiarci l’un l’altra raccontandoci le nostre disavventure. Così timidi che ancora adesso non abbiam parlato dei mesi passati distanti, di quel che ci è accaduto. Ma è ora di crescere, e ora che ci siamo ritrovati dobbiam capire che l’amicizia è fatta anche per i tempi difficili.
Intanto mi godo la gioia grande (anche se sai che non te lo dirò mai fino in fondo) d’averti ritrovata.
Non credo che tu leggerai queste righe, ma intanto le scrivo perché fan bene soprattutto a me. E alla timidezza che mostriamo sempre tra di noi. Curiosa timidezza, riservatezza, orgoglio… tu dici sensibilità.
Quelli come noi…

Quando si dice “centrare la porta”… martedì, Giu 6 2006 

Ti te sée no giovedì, Apr 27 2006 

Ti te sée no perché ti vett minga in gir
che per faa la spesa per mi;
perché ghe voeur mess’ura, e a ‘rivà
giò in piazza del Domm i ghe veuren dü tramm…
ma mi, quand’ìnn vott ur, torni a cà de bottega;
nascondi la cartèla cunt denter li mèe strasc,
me ‘lasci la giacchetta come te me dì ti,
camini per Milann: me par de vèss un sciur!

Ti te sée no: i gh’è tanti otomobil
de tucc i culùr, de tucc i grandess
l’è pien de lüs, che el par d’ess a Natal,
e sura, il ciel pien de bigliett de milla…
Che bel ch’el ga de véss
véss sciuri, cunt la radio
noeuva e, indell’armadio,
la torta per i fieu
che vegn’in cà de scola…
e tocca dargli i vizi:
“Per ti, un’altra vestina!
A ti, te cumpri i scarp!”

Ti te sée no, ma quest chi l’è on parlà de stüpid:
l’è bon dumaa de t’rà ciucch!
Ti te sée no, ma quand mi te caressi
la tua bèla faccetta inscì nètta, me par
me par de vèss un sciur;
un sciur ch’el gh’ha la radio
noeuva e, indell’armadio,
la turta per i fieu
che vegn’in cà de scola…
e tocca dargli i vizi:
“Per ti, un’altra vestina! A ti, te cumpri i scarp!”

(Enzo Jannacci, 1964)

Tu non lo sai perché non esci
che per far la spesa per me;
perché ci vuole mezz’ora; e arrivare
giù in Piazza del Duomo ci voglion due tram…
ma io, quando arrivano le otto, torno a casa dal lavoro;
nascondo la borsa con dentro i miei stracci,
mi allaccio la giacchetta come mi hai detto tu,
cammino per Milano, mi sembra d’essere un signore!

Tu non lo sai: ci sono tante automobili
di tutti i colori, di tutte le dimensioni;
è così pieno di luci che sembra d’essere a Natale,
e sopra, il cielo pieno di biglietti da mille…
Che bello dev’essere
essere signori, con la radio
nuova e, nell’armadio,
la torta per i bambini,
che vengono a casa da scuola…
e bisogna viziarli:
“Per te un altro vestito!
A te compro le scarpe!”.

Tu non lo sai, ma questo è un discorso da stupidi
è buono solo per ubriacarsi!
Tu non lo sai, ma quando io accarezzo
la tua bella faccina così pulita, mi sembra
mi sembra di essere un signore;
un signore che ha la radio
nuova e, nell’armadio,
la torta per i bambini,
che vengono a casa da scuola…
e bisogna viziarli:
“Per te un altro vestito!
A te compro le scarpe”.

Una delle canzoni d’amore più strane e più indovinate che conosca. L’amore quello puro, quello che travalica gli interessi economici, l’amore che sa ridisegnare una scala dei valori a misura d’uomo. Sentirsi un signore carezzando il volto pulito dell’amata.
Il tutto giocato in una Milano operaia, tanto lontana dalla Milano da bere degli anni Ottanta e dalla capitale della moda (?) dei nostri giorni, ma molto più interessante, dignitosa e verace. Un pezzo di storia.

.u.n.d.i.c.i. mercoledì, Apr 26 2006 

Attendo le tue mani
di corolla e conifera aperta
Attendo il soffio caldo elettrico
delle giornate di mare terso

Sono desto, eppure in me
dorme appollaiata la colomba
delle tue labbra strette e severe

Né la notte ha sparpagliato
i fogli delle tue memorie. E io

s o l o

senza un rifugio per il corpo.

Rosso sangue è il color della bandiera martedì, Apr 25 2006 

Di giustizia è la nostra disciplina,
libertà è l’idea che ci avvicina,
rosso sangue è il color della bandiera
partigian della folta e ardente schiera.

Cari amici,
buon 25 Aprile, buona Festa di Liberazione!
Sto trafficando da qualche giorno per mettere in sottofondo sul blog una bella versione di “Bella Ciao” eseguita dalla band di Goran Bregovich, ma evidentemente il buon Bill Gates fa di tutto per mettermi i bastoni tra le ruote. Comunque, a parte i problemi di natura tecnica, non potevo passare sotto silenzio questa ricorrenza fondamentale per la nostra società, per la nostra storia e la nostra cultura.
In un periodo in cui la partecipazione democratica dei cittadini alla vita del Paese è messa sempre più in discussione, in un momento in cui poteri Altri cercanno di concorrere con lo Stato screditando le istituzioni di quest’ultimo e cercando legittimazione in un popolo mantenuto nella frustrazione e nell’ignoranza, questa festa assume un’importanza quasi senza precedenti.
Si ricorda oggi la conclusione della guerra partigiana, un conflitto fatto di gesti di guerriglia, sabotaggi, azioni lampo. Una guerra rischiosissima, condotta senza risorse. E senza riconoscimenti. Una guerra combattuta da donne e uomini comuni per il liberare il Paese da un cancro che lo divorava dall’interno. Per ripristinare uno stato di diritto che è la base fondamentale del vivere.
Vorrei abbracciare idealmente tutte le partigiane e i partigiani che ci hanno regalato questa repubblica come un fiore germinato dal loro sangue, che ci hanno restituito uno stato democratico, che ci hanno permesso di scrivere una Costituzione tanto bella e oggi tanto poco rispettata.
Ma un ringraziamento non basta. Bisogna piuttosto far propria l’eredità politica e civica dei combattenti antifascisti, vigilare con coraggio e spirito di sacrificio sulla debole democrazia del nostro Paese e sulla libertà dei suoi cittadini. Oggi, come allora, oggi e sempre, RESISTENZA!

Le mie montagne, le stesse di Antonia Pozzi lunedì, Apr 24 2006 

Ho dedicato la giornata di ieri e un’escursione in montagna in solitaria. La prima uscita della stagione, era ora!
Ho incontrato diverse persone lungo il percorso, con molte di loro ho anche conversato. Non ho mai capito perché in montagna si sviluppi questa mutua solidarietà, questo farsi carico sempre un po’ degli altri. Non capita negli altri luoghi, negli altri momenti della vita quotidiana. Se il mattino, salendo sulla metropolitana, cominciassi a salutare le persone che non conosco, credo mi prenderebbero per pazzo.
Quel che so è che è assai piacevole stare con gli altri in queste situazioni. L’impressione è che il piacere per il godimento della natura non possa andar disgiunto da una partecipazione sociale. Anche se le escursioni in solitaria sono molto suggestive sul piano spirituale, giacché il silenzio e la fatica aiutano l’introspezione, l’incontro con un viandante su un sentiero è sempre fonte di gioia. Mentre salivo ho incontrato una signora sui sessantacinque anni che scendeva e che mi pareva un po’ in difficoltà. Mi sono offerto di aiutarla, ma mi ha risposto che aveva bevuto quattro grappini al rifugio e che ora il sentiero (un sentiero tremendo, tutto in roccia) le sembrava un autostrada!
Sono stato sulla vetta del Resegone, un monte di bellezza straordinaria. L’insieme della montagna, celebrato anche da Manzoni nei Promessi Sposi, porta il nome di Monte Serada e la sua corona terminale viene tradizionalmente chiamata Resegone, a causa dei suoi molteplici denti rocciosi che la fanno assomigliare ad una sega di gigantesche dimensioni. L’aspetto di grande sega si presenta a chi lo osserva da Lecco, o fin dalle pianure milanesi. Sul versante lecchese il Resegone, che raggiunge l’altezza di 1874 metri, è nudo, scosceso a grandi linee, imponente e maestoso, e signoreggia su tutti gli altri monti.
Le montagne che frequento più spesso sono le Prealpi Lombarde, le più comode per me da raggiungere; monti non eccessivamente alti, ma assai impervi, duri e spesso piuttosto brulli. Sono le stesse montagne che tantò amò Antonia Pozzi (1912-1938), poetessa milanese morta suicida a soli 26 anni.
Voglio lasciarvi una lirica della scrittrice, composta proprio a Pasturo (Valsassina) nel 1929.

umida strada
cielo d’ametista
lacrime e lacrime
sulle tue lunghe ciglia
sulle mie lunghe dita
la mia anima
canora contro il vento
come un drappo di seta
a sbandierare
frenetica di strappi
per versare in uno squarcio
la sua giovinezza
ed inondarne te
nuvola bionda
impolverata dalla vita

La Monadologia: proposizioni 10-11 mercoledì, Apr 19 2006 

10) Ritengo inoltre come accordato che ogni essere creato sia soggetto a cambiamento e che di conseguenza lo sia anche la monade creata e anzi che tale cambiamento sia in ognuna continuo.

11) Da ciò che si è detto deriva che i cambiamenti naturali delle monadi derivano da un principio interno, poiché una causa esterna non potrebbe esercitare influenza nell’interno di esse.

Queste due proposizioni rivestono un’importanza centrale all’interno di questa prima parte della Monadologia in cui Leibniz fissa con cura la sua definizione di sostanza.
La monade, in quanto creatura, è soggetta a cambiamento, dimora nel regno del divenire per dir così. Ma siccome è priva di finestre (cfr. proposizione 7) il principio di tale mutamento le è interno.
La caratterizzazione della monade, ovvero della sostanza, come ente attivo ci rimanda all’incipit dei Principi della natura e della grazia, dove leggiamo chiaramente: “La sostanza è un essere capace di azione”. E’ questo un altro luogo di sdoppiamento della sostanza. Essa è una (in quanto richiusa su se stessa e esclusa dalle caratterizzazioni quantitative) e molteplice (in quanto luogo di tutti i suoi continui mutamenti e partecipe di numerose caratterizzazioni qualitative). Di nuovo il molteplice nell’uno e l’uno nel molteplice, la chiave di lettura che ci accompagnerà sino alla fine del trattato.

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