Addio, Philippe venerdì, Nov 24 2006 


Ti ricordo soprattutto nei panni di Pablo Neruda, al fianco del nostro Troisi. Non so dove sia ora Massimo, né verso quale meta ti sia incamminato tu. Ma ti auguro buon viaggio, di cuore. Grazie.

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You don’t need eyes to see martedì, Set 19 2006 

Dancer in the dark
(Lars Von Trier, 2000)

E’ quasi incredibile come il film possa mantenere un solido equilibrio tra il musical e il drammatico. La mente di Selma partorisce bellissime coreografie ambientate nella più anonima realtà operaia, la musica illumina la vita durissima di questa emigrante. La perdita della vista corrisponde in lei ad una sempre più accesa mistificazione della realtà. La tristezza del reale la conduce, in qualche modo, ad orientare il suo sguardo, ormai spento, verso quella zona di penombra che separa il reale e dall’ideale.

Così la vista di Selma, che non è più una visione somatica, esteriore, ma puramente interiore, si concentra completamente sulla guarigione del figlio. Non vede altro. E quando la prepotenza di un uomo tenta di ostacolarla in questa intrapresa ecco l’orrore, l’omicidio, la violenza. Cruda, spietata.

Ma la violenza, la cui crudeltà è sottolineata da efficacissimi artifici fotografici, si scioglie in canto, che è un canto di amore e abnegazione, quando Selma sta per essere giustiziata. Il canto di un’anima libera.

«You don’t need eyes to see». Basta l’anima, il cuore, il sacrificio di una madre a dare senso alla realtà. E quando questa realtà fa proprio male, allora la musica interviene con il suo portato consolatorio e liberatorio.

F.F.S.S. mercoledì, Set 13 2006 

Capita così. Capita che un amico si ricordi di una scena in cui un cicciocanottierato si sbrodola la canotta bianca a coste con una cascata di spaghetti al pomodoro. L’italianità disvelata in tutto il suo essere.
Capita però che il suddetto amico ricolleghi la scena a un film che invece è un altro.
Capita che questo film si intitoli:
F.F.S.S. cioè che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene.
Capita che per un errore si scopra una pietra miliare del cinema o, forse dovrei dire, dell’anti-cinema italiano.

Un trash sul trash, un film sul film, la sottile ironia di chi prende cordialmente per il naso Fellini tributandogli al contempo un elogio sincero. Un Benigni ruspante nel suo ruolo dello sceicco Beige.

Capita che un film venga proprio bene, ma tutti se ne infischino. Buona visione.