Il centro commerciale. Nuovo territorio per la ricerca sul campo. Per capire l’uomo, per decifrare la società. Ci vado di tanto in tanto, e ogni volta imparo qualcosa di nuovo. Piccola scansione delle specie autoctone più interessanti.

Preadolescenti (10-13 anni)
Il genere maschile si presenta costellato di punti neri sul viso, capelli variamente ingellati. Pantalone a vita bassa, non all’altezza naturallement della categoria adolescente. Felpa marrone su cui campeggiano nomi di atenei d’Oltreoceano o improbabili formazioni di football americano. Il soggetto mastica frequentemente chewingum e si aggira per i negozi di videogiochi e telefonia mobile. Una capatina da footlocker se di famiglia agiata.
Il genere femminile presenta una netta predilezione per le formazioni di gruppo, anche se spesso il gruppo non va aldilà delle due unità. Lucidalabbra brillantinati che neanche la Barbie. Trucco piuttosto pesante. Jeans costellati di strass. Magliette aderenti e fine che neanche Baglioni Claudio. Molto apprezzati i rotolini di ciccia che esplodono sui fianchi nell’intercapedine tra la cintura e l’orlo inferiore della maglietta.

Adolescenti (14-18 anni)
Il genere maschile prevede, nella versione primavera-estate, soppracciglia finemente disegnate (modello valletto di De Filippi Maria); capelli molto curati di varia foggia, ma in ogni caso ben intrisi di pece; jeans a vita molto bassa, da cui spuntano mutande Calvin Klein o Dolce & Gabbana. Il maschio di questa specie in alcuni casi presenta alcune applicazioni metalliche al naso, al sopracciglio, alle orecchie. Cintura di pitone, occhiale a goccia che neanche Magnum PI, tremendissime scarpe e/o borsa di Gucci; rara la versione con cintura in pitone.
La femmina dell’adolescente da Centro Commerciale è oggetto degli sguardi di tutta la popolazione maschile dagli 11 ai 99 anni, è inutile negarlo. Nei casi più fortunati chiappe e tette si mantengono nella loro soda postura antigravitazionale in virtù della propria sostanza, altrimenti vengono in soccorso wonderbra con tiranteria in acciaio al vanadio. Rispetto alle preadolescenti, qui la cura della persona può diventare maniacale. Lampadate che neanche Mosè disceso dal Sinai con le tavole della legge. Scie di profumo vanigliato che stordiscono anche i meno sensibili. Le più audaci sulle chiappe portano la scritta (ancora lo devo capire) “Rich”.
Maschi e femmine formano talvolta crocchi di grande spessore intellettuale dove si discute dell’intima sostanza delle cose e della fenomenologia dell’inviare un sms mentre si lecca il gelato.

Giovani uomini e giovani donne (19-35 anni)
Tale specie prevede molte varietà. Esistono l’uomo zerbino (categoria alla quale appartengo con orgoglio) che accompagna la sua donna, o la presunta tale, nello shopping del sabato, trascorrendo preziose ore nei negozi di intimo. La sensibilità alla biancheria femminile può portare in questi casi a innocentissime gaffe, del tipo: “Ma davvero vi mettete quelle cose lì?”; oppure, con mezza lingua fuori, “Credo che questo perizoma commestibile ti donerebbe molto”. Il ritorno alla realtà è piuttosto brusco se preceduto da uno schiaffo della suddetta.
Vi è poi la coppia “precisa”. La mano di lui nella tasca posteriore dei jeans di lei e viceversa, un modo molto garbato per far capire agli altri a chi appartengono le rispettive chiappe. Di tanto in tanto queste coppie si fermano davanti a una vetrina di Swarowskji per una modica limonata.
Esistono anche i single della specie: il genere femminile secerne acidità da zitella da tutti i pori; il genere maschile si presenta generalmente nella sottovarietà “marpione”: le occhiaie pesanti e lo sguardo porcino costituiscono una palese dichiarazione delle sue turpi abitudini.

La famiglia immigrata
Tipologia assai frequente nei Centri Commerciali, la famiglia immigrata si distingue per la folta numerosità del gruppo e per lo sguardo arcigno che sempre tradisce il capobranco. Frequentano il Centro Commerciale per sognare un benessere fittizio cui non riescono ad accedere. Esattamente quello che facevano i nostri nonni, quando intingevano il pane nell’odore della carne.

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