Essere, o non essere… questo è il problema:
se sia più nobile sopportar le fiondate
e le frecciate d’una sorte oltraggiosa,
o armarsi contro un mare di sciagure,
e, contrastandole, finir con esse.
Morire… addormentarsi: nulla più.
E con un sonno dirsi di por fine
alle doglie del cuore e ai mille mali
che da natura eredita la carne.
Questa è la conclusione
che dovremmo augurarci a mani giunte.
Morire… dormire, e poi sognare, forse…
Già, ma qui si dismaga l’intelletto:
perché dentro quel sonno della morte
quali sogni ci possono venire,
quando ci fossimo scrollati via
da questo nostro fastidioso involucro?
Ecco il pensiero che deve arrestarci.
Ecco il dubbio che fa così longevo
il nostro vivere in tal miseria.
Se no, chi s’indurrebbe a sopportare
le frustate e i malanni della vita,
le angherie dei tiranni,
il borioso linguaggio dei superbi,
le pene dell’amore disprezzato,
le remore nell’applicar le leggi,
l’arroganza dei pubblici poteri,
gli oltraggi fatti dagli immeritevoli
al merito paziente,
quand’uno, di sua mano, d’un solo colpo
potrebbe firmar subito alla vita
la quietanza, sul filo d’un pugnale?
E chi vorrebbe trascinarsi dietro
questi fardelli, e gemere e sudare
sotto il peso d’un’esistenza grama,
se il timore di un “che” dopo la morte
– quella regione oscura, inesplorata,
dai cui confini non v’è viaggiatore
che ritorni – non intrigasse tanto
la volontà, da indurci a sopportare
quei mali che già abbiamo,
piuttosto che a volar, nell’aldilà,
incontro ad altri mali sconosciuti?
Ed è così che la nostra coscienza
ci fa vili; è così che si scolora
al pallido riflesso del pensiero
il nativo colore del coraggio,
ed alte imprese e di grande momento,
a cagione di questo, si disviano
e perdono anche il nome dell’azione.




La magia del teatro. La profonda poesia di Shakespeare. Il tutto riletto in una chiave moderna, modernissima. Una regia che accoglie a braccia aperte la lezione del cinema. Scene come fossero tagli di pellicola. Un Amleto in jeans e felpa nera, un re Claudio con la camicia sbottonata sul petto e gli occhiali da sole. Gertrude vestita da vamp.
Ma la malìa invincibile di Amleto, la dolcezza scoraggiante di Ofelia sono intatti, come se la reinterpretazione non fosse che il modo migliore per conservare il capolavoro del poeta.

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