Capita che uno si svegli una mattina e si accorga di avere trent’anni sulle spalle. L’autunno è già una stagione di ripensamenti e bilanci, crisi esistenziali, rivoluzioni interiori, senza che ci si debba mettere un compleanno a cifra tonda, acciderbolina!
Uno cerca di non farci caso, anche se il pensiero lo perseguita già da almeno due anni. Uno prova a far finta di niente. Cerca di non farlo sapere a nessuno. Ma non c’è niente da fare. Il fatidico giorno si presenta ed è straordinariamente puntuale, come ogni anno.
E allora pensi al libro che da sempre avresti voluto scrivere, alla montagna che da sempre avresti voluto scalare, alla donna che da sempre avresti voluto avere, alla canzone, la canzone perfetta e assoluta, che da sempre sei stato convinto di poter scrivere. E ti accorgi di non aver fatto nessuna di queste cose e lo sconforto è una cosa che mette un brivido freddo, che parte dai piedi e, conquistato tutto il corpo, ti mette freddo.
Provi a fare una lista di quel che sei comunque riuscito a fare, tenti una top-five dei tuoi successi e ti accorgi che dei pochi che ti son venuti in mente quasi nessuno è definitivo. Son successi a metà, son più che altro aspetti del carattere che ti sei costruito e che devi mantenere con pazienza e sacrificio. Sono relazioni con le persone che hanno bisogno di continuo nutrimento perché non avvizziscano. E sogni e desideri che si cerca di realizzare giorno per giorno.
Sono navi in bottiglia scivolate via.


Intorno a trent’anni
(Mimmo Locasciulli, 1982)

Fuori c’è un tempo da cani
la pioggia ha chicchi grandi come noci
meglio stare a casa la sera
a guardare la televisione

Un bicchiere ti rimette la pace
io non ho voglia più di fare la guerra
con una città che sa menare le mani
e con un pugno ti stende per terra.

E siamo noi che abbiamo intorno a trentanni
che abbiamo girato l‘Europa e l’America
e adesso siamo stanchi.
Siamo noi che quando riparte il treno
ci riprendiamo la giacca ci mettiamo il cappello
e ci troviamo lì.

C’è una ragione precisa
se c’è una pietra sopra il cuore che pesa
e non è un fatto di moglie non è un fatto di figli
non è quello che puoi pensare

Sto dalla parte dei ladri
che stanno dentro perché l’hanno traditi
che fanno finta che si sono pentiti
però ci basta uno sguardo e già ci siamo capiti.

E siamo noi che abbiamo intorno a trentanni
che abbiamo rubato l’Europa e l’America
con le nostre mani.
E siamo noi che quando riparte il treno
ci riprendiamo la giacca ci mettiamo il cappello
e ci vediamo lì.

Sole che nasce e che muore
su questa storia senza più parole
che raccontiamo con presentimento
in un tramonto di fuoco senza un filo di vento.
Verranno giorni di pioggia
verranno giorni di malinconia
tra gli aquilotti che hanno messo le piume
e queste navi in bottiglia scivolate via.

E siamo noi…

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