Piccolo Teatro Grassi, il Piccolo delle origini. Quello piccolo davvero.
Sono le 19. In un caldo tardo pomeriggio di fine settembre la strada lastricata esala i suoi sospiri umidi, caldi e dall’odore poco rassicurante. Io solo seduto sui gradini all’ingresso del teatro. Attendo.
Fumo, leggo. Leggo, fumo. Mi alzo per sgranchire le gambe. Noto una lapide sulla parete del palazzo che ospita il teatro. Vi si racconta di come l’edificio, durante la resistenza, sia stato sede di una brigata di repubblichini, luogo ove venivano torturati barbamente partigiani, persone sospette, chiunque in odore di opposizione al regime.
Non lo sapevo, non l’avrei neanche sospettato. Un palazzo così bello e in una posizione tanto centrale. Mah. Mi sono riseduto.
Ho atteso i miei amici. Lento è inesorabile è trascorso il tempo che mi divideva dal concerto di Enzo Jannacci. Lo spettacolo si intitolava semplicemente Teatro.
Era il debutto, per il pluridecorato medico/cantautore, al Piccolo. Il suo ingresso sul palco, il suo piccolo monologo in apertura dello spettacolo tradivano la sua grande emozione. In platea Dario Fo, il “maestro di vita e di arte”, come l’ha definito.
Avrebbe potuto intitolarlo Cuore (tra l’altro è un valente cardiologo) o anche Pancia. Sì perché è stato un concerto appassionante, appassionato, un tuffo nella regione del sentimento, un brivido lungo la schiena durato quasi tre ore. E il potere dell’ironia, del voltar la tragedia in commedia. Nel settembre del ’43 il padre del cantautore era stato ritrovato proprio sulla porta dell’odierno teatro Grassi malconcio per le botte; gli avevano strappato otto unghie. E’ al padre, aviatore e antifascista, che Jannacci dedica Sei minuti all’alba. Semplicemente straziante. Non erano pochi i visi rigati di lacrime. Tra loro il mio.
E le canzoni d’amore. Testi di una poetica semplicità disarmante. Ti te se no, dedicata alla moglie che, si rimprovera in una canzone più recente, “non ha avuto un marito, ha avuto solo le doglie”.
Infine la sgangherata band formata da musicisti del calibro di Ellade Bandini e Sergio Farina, giusto per fare due nomi, ha accompagnato (al terzo bis) un divertitissimo Enzo Jannacci e un monumentale Dario Fo, salito sul palco per l’insistenza di tutto il pubblico in piedi, nella tradizionale Ho visto un re.
Anch’io ho visto un re ieri sera, un re di umanità e di arte, un uomo sincero, una grande anima.

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