– Buongiorno, signora Graine – disse Hacarus. – Notizie di suo figlio dal fronte?
– Sta meglio. Le gambe artificiali funzionano abbastanza bene.
– Le nostre gambe artificiali sono le migliori del mondo – disse Hacarus – ci potrà giocare anche a pallone. Signora Graine, ho bisogno della sua competenza e della sua lungimiranza. Purtroppo sta per finire la guerra in Lunistan. Abbiamo uno stock di diecimila missili Pocahontas che stanno per scadere, e la Minnie, una vecchia portaerei, che resterà inutilizzata. E anche una ventina di vecchi e buoni aerei Phantom. Non sono armi adatte per grandi guerre, ma in qualche guerricciola potrebbero essere utili. E poi ci sta a cuore la sorte dei nostri marinai e piloti.
– Lei è troppo buono, dottor Hacarus – disse la vecchia.
– Lo so. Allora, c’è qualche piccolo paese in cui intervenire per salvare i posti di lavoro sulla Minnie?
– Non è facile, così su due piedi – sospirò la Graine. Indicò il planisfero, irto di bandierine: – Abbiamo intrapreso parecchi interventi umanitari in questi ultimi anni. Ci sarebbe l’Irastan…
– Non l’abbiamo già bombardato?
– Lei si confonde con l’Iraqui. Però l’Irastan è troppo grande per essere attaccato con una portaerei. La Colchide è nei programmi tra cinque anni. Ci sarebbe il Lichtenweinz, ma non ha il mare.
– E allora?
– I nostri informatori ci comunicano che Pedro Josef Calamidas, il dittatore di Araucania, sta facendo fuori metà del paese e i suoi mortai rovinano le nostre piantagioni di banane.
– Per carità. E’ uno dei migliori clienti della mia banca, sua moglie compra dodicimila scarpe alla volta nei nostri negozi e suo figlio fa lo stesso coi nostri missili.
– Allora resta questa isoletta qui. Mantequilla, davanti al Vanzenzuela.
– Cosa ci ha fatto?
– Reclamo di nostri turisti. Blatte in una camera d’hotel.
– Non è un granché.
– Capperi. Producono troppi capperi e troppo salati. Aggressione alimentare.
– Non basta.
– Che ne dice di un golpe interno di militari mantequillani che minacciano di sgomberare le nostre basi?
– Può andare. Mi faccia sapere in settimana. E mi saluti sua figlia. Ha avuto il bambino?
– Non ho figlie, solo un figlio.
– Lo sapevo. Era per controllare se era veramente lei o un’abile infiltrata. Prenda la caramella premi dall’apposita vaschetta e dica alla segretaria di farmi portare qui il signor Ghewelrode.
La signora Graine raccolse i rotoli e se ne andò masticando la caramella.
(Stefano Benni, Spiriti, Feltrinelli, Milano 2000)

Non nascono forse così le guerre?

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