Metti una serata passata in casa per coricarti presto e recuperare tutte le ore di sonno perdute nei bagordi del fine settimana appena trascorso. Metti la beatitudine della tua stanza, disordinata e accogliente come fosse l’interno della tua testa. Metti un letto, due cuscini appoggiati alla testiera e un buon libro. E mettici infine un temporale impetuoso, sublime, terrificante.
Mi sento bene durante i temporali, sento che l’elettricità delle saette mi rigenera. Questa notte l’acqua cadeva come un fiume, quasi un oceano. Dopo giorni di caldo asfissiante, finalmente la giustizia dell’acqua, il suo portato di novità e pulizia. Lo scatenarsi degli elementi. La natura tremenda nella sua potenza reclama la sua parte nella piccolezza della nostra vita di bipedi semi-intelligenti.
Mi figuro in lieta compagnia mentre i cieli suonano la loro sinfonia che ha la perfezione dell’acqua. “Mia sola sposa è l’acqua”, deve averlo scritto Federico Garcìa Lorca, anche se non riesco a ricordare dove. Acqua, sposa penetrante, fedele, sempre uguale a sé stessa e diversa ad ogni istante. L’acqua che modella le montagne, l’acqua che nutre le piante, gli uccelli, i pesci. L’acqua sposa e madre prodiga.
Mi sono addormentato così, il sonno scandito dai fiotti feroci della pioggia che sbatteva sulle persiane. Di tanto in tanto un tuono a segnare una cesura nel dipanarsi dei sogni, un cambio di prospettiva, di sceneggiatura. Oggi mi sento bene come non mi sentivo da tempo.

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