Intrappolato in una domenica pomeriggio noiosa che sembra quand’ero all’oratorio con tanto sole, tanti anni fa… quelle domeniche da solo in un cortile a passeggiar…

Forse sarà stata l’abbuffata alcoolica del pranzo, o un vago spleen indotto da questo sole imprigionato da una foschia indefinita e invulnerabile.

E’ tornato a fiorire anche il gelsomino sulla strada dove sorge casa mia, con il suo odore dolce e penetrante che porta con sé tutta la grassa volgarità della primavera. Compagno di giornate gloriose, di un tempo giocoso e felice (“When I was a boy, everything was right” – The Beatles), ora solo emblema delle gioie passate, vigliacco ammonitore del tempo che fugge e mi lascia sempre uguale a me stesso. Lo odio, lo odio con tutte le mie forze.

Una domenica pomeriggio che mi vede sempre più propenso alla riflessione, ma una riflessione marcata di pessimismo e bassa pressione. Infatti prima o poi pioverà. Sento l’odore della pioggia da quando mi sono svegliato questa mattina. E’ un destino ineluttabile. Pioverà. E la pioggia laverà le coscienze, e tra queste la mia. E ci restituirà una natura di foglie lucide, pulite, davvero verdi. Mi strappa un sorriso questo pensiero.

Ciononostante, continua a risuonare in me il vecchio adagio del prode Brancaleone da Norcia, e comincio a credere che non sia casuale:

Sai qual sia in questa nera valle la risultanza e ‘l premio ad ogni sacrifizio umano? Calci nel deretano!

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