Neve, freddo, fatica, sole sfuggente. Un’escursione in montagna davvero suggestiva. Il rifugio Mambretti (nella foto), meta della gita, si trova sulle Alpi Orobie, a 2004 metri di altezza, di fronte allo spettacolare gruppo Scais-Redorta, le due cime che, assieme al Pizzo di Coca, sono le uniche che toccano i 3000 metri per quanto riguarda le Alpi Orobie Valtellinesi.
Il percorso non è particolarmente difficile, ma dà la possibilità di ammirare scenari molto belli. A circa un chilometro dal rifugio abbiamo incontrato un cartello che diceva: “Si prega di portare della legna al rifugio. Grazie”. Non mi era mai capitato prima d’ora. A pochi passi dal cartello c’erano diverse cataste di legna. Ho caricato il mio tronchetto della felicità sulle spalle e abbiamo ripreso il sentiero.
I custodi del rifugio, due coniugi sui sessanta, ci hanno ringraziato e dopo averci preparato un caffé hanno cercato di mostrarci con un binocolo una coppia di camosci, madre e piccolo, che giocavano sulla neve. Io non riuscivo a vedere nulla mentre i miei compagni di avventura si prodigavano in espressioni di meraviglia: “Che belli! Guarda come saltellano… Oh!”
Insomma, ho fatto l’ennesima figura dell’imbecille. Poi, durante la discesa, mi hanno confessato di non essere riusciti a vedere un bel niente e di aver finto di avvistare i camosci solo perché i custodi del rifugio – a loro avviso – sembravano offendersi.
Mi meraviglia e mi fa sempre riflettere la misurata economia dei rifugi di montagna. Su tutte le pareti campeggiavano cartelli che invitavano al risparmio della corrente, che viene prodotta da un piccolo pannello solare, e della legna da ardere. Vista la fatica che implica il portarla fino lassù, si capisce! Abituati a considerare le fonti di energia come dovute e scontate, noi animali cittadini ci stupiamo sempre di fronte a queste raccomandazioni. Ma forse se si vivesse con un po’ più di attenzione e di rispetto anche nelle nostre grigie pianure, il nostro mondo sarebbe un mondo migliore.

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