L’espressione che dà il titolo al post non è mia ma proviene da una canzone molto intensa di Francesco Guccini. Ve ne riporto solo uno stralcio perché mi imbarazzarebbe commentarla tutta e non mi sembra neppure che necessiti commenti di sorta.

Appassiscono piano le rose
spuntano a grappi i frutti del melo
le nuvole in alto van silenziose
negli strappi cobalto del cielo.

Stamane il cielo di Milano è un’unico strappo cobalto, di nubi che lo solcano non ce n’è. Un vento gelido l’ha spazzato in lungo e in largo. E’ terso e pulito. Una sposa in bianco. Una goccia di rugiada posata su un rododendro.
Questo ho pensato uscendo di casa, nonostante i 13° C di temperatura sembrassero un’offesa all’estate incipiente. Non è facile vedere la città in queste condizione. E’ una cosa che capita solo poche volte all’anno.
Con l’anima sono già in montagna, con il corpo ci andrò domani. Mi basta solo attraversare quest’ultima giornata di lavoro della settimana. Un niente rispetto alla soddisfazione che proverò domani, rispetto al brivido delle cime. Respiro forte e mi seppellisco in ufficio. Tra otto ore resusciterò.

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