Forse non ho ancora avuto occasione di dirlo. Forse l’ho detto solo ad alcuni e non a tutti. Suono il sax contralto in una big band, un formazione simile (nelle intenzioni) a quella diretta da Glenn Miller, tanto per dare un’idea. La maggior parte dei musicisti è composta da dilettanti, appassionati sì ma pur sempre dilettanti.
Sabato sera ci siamo esibiti in una piccola festa di paese. Penso che il pubblico si aggirasse intorno alle cento persone. Il concerto è andato decisamente bene e io stesso mi sono divertito. Le improvvisazioni mi sembravano abbastanza ispirate. Tutto procedeva per il meglio quando a un certo punto tra le fila dell’esiguo pubblico abbiamo notato una figura assolutamente nota agli appassionati di jazz. Marco Detto, il pianista.
Io non ci credevo dapprincipio. Che ci faceva lì? Sciolto l’iniziale imbarazzo gli abbiamo chiesto di unirsi a una session. Semplicemente mostruoso. Grandioso. Ha suonato con una grazia e con una furia incredibili se viste e udite dal vivo. Geniale.
Nonostante il suo tono dimesso e assai cordiale (ci ha addirittura fatto i complimenti…) ha lasciato in me un terribile senso di invidia. Me ne vergogno, perché è una cosa assurda, ma giuro che lo invidio nel profondo. E ho visto un’espressione simile alla mia anche sui volti degli altri musicisti. Quasi una rabbia. Noi lo sappiamo che lì non ci arriveremo mai ed è sempre un po’ difficile da accettare.
Però è stata un’esperienza emozionante. Una cosa da raccontare ai nipotini, se ancora ci sarà il jazz quando ne avremo.

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