Dal momento che ormai le disquisizioni su ciò che ci rende più o meno belli o belle sta prendendo il sopravvento nei blog amici, una questione la pongo anch’io. E si tratta di una faccenda che ogni tanto mi si ripresenta. La barba.
Ricordo con un misto di sorriso e autocommiserazione la soddisfazione che provai, a quindici anni, quando una prima peluria nerastra, fine e morbidosa cominciò a incorniciarmi il labbro superiore. Si diventava uomini. E mio padre allora, come oggi, portava due bei baffoni alla Stalin (anche se non credo sia quello il suo punto di riferimento, forse in gioventù… ma questa è un’altra storia…). E quando mi insegnò ad usare sapone, pennello e rasoio (e anche la matita emostatica, molto utile soprattutto allora vista la mia totale imperizia), fu per me un momento emozionante. Non c’è mica bisogno di appartenere a qualche tribù della foresta pluviale per vivere il brivido dell’iniziazione!
Successivamente questa minuta peluria cedette il passo a una barba più vigorosa e setolosa. E andò conquistando via via tutte le regioni del viso dove è bene che si trovi. Intanto cominciava per me la barbesca sperimentazione: barbette da capretta, baffi, basette, favoriti, mosca… le ho provate tutte. E’ divertente, lo scrivo specialmente per il pubblico femminile che non ha provato questa esperienza, avere una barba.
Poi, con l’andare degli anni il gioco perde un po’ del suo fascino e la barba tende a diventare un impiccio. Ultimamente la porto come la porterebbe un rifugiato dell’Isola dei Barbosi… ehm… pardon… Famosi, se venisse via dopo una settimana. La spunto di tanto in tanto con una macchinetta per i capelli (una volta vi parlerò anche di questo). E’ meno faticoso e lo si può fare un po’ quando si vuole.
Ma vorrei capire (giacché poi in fondo sempre qui si va a parare): come piace alle fanciulle la barba? Dipende dall’uomo? Perché poi, particolare non trascurabile, tagliarla è un attimo ma per farla crescere ci vuol tempo, sopportazione del prurito e pazienza.

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