Mattina piuttosto afosa. Il cielo plumbeo minaccia di capovolgersi in secchiate d’acqua, “a hard rain’s a-gonna fall”…

| Ore 8,07 | Con impareggiabile astuzia l’elefantino riesce a sfondare un cordone di giaccacravattati (probabilmente bancari) e a trovare una piazzola 10×10 cm all’interno del vagone della metropolitana (linea verde, ma ormai sarebbe più giusto definirla marrone). Giusto lo spazio per posizionare le sue zampe numero 44 proprio sulla diagonale di suddetta piazzola quadrata. Di più non si può.

| Ore 8,08 | Il trenino verde-marrone parte sferragliando. Comunque non si può cadere, è come stare nella prima linea dell’esercito che Kutuzov schierò contro Napoleone. Carne da cannone. L’elefantino è praticamente schiacciato contro la porta. Attraverso quell’interregno tra la visione con gli occhiali e quella senza, intravvede una scritta, apposta all’interno di un cuore rosso sullo stipite della porta scorrevole: TEO TI LOVVO! L’illuminazione, lo zen!

| Ore 8,09 | L’elefantino comincia a ridere di cuore nel disappunto generale della comitiva di giaccacravattati probabilmente disturbati dal suo buon umore mattutino e dagli occasionali barriti con cui il pachiderma epicureo manifesta la sua ilarità.

E’ incredibile, ma un’esperienza così microscopica può dare il senso di una giornata. Ti lovvo! Che ridere! Nell’azienda per cui lavoravo prima questi cacofonici neologismi erano all’ordine del giorno. I sacerdoti assoluti di questo nuovo culto erano i signori del marketing, gente che si faceva chiamare product manager junior, product manager senior e così via. Francamente non ho mai capito che cosa facessero per meritare gli stipendi astronomici di cui si vociferava nei corridoi. Quel che so di loro è che mi “foruardavano” le mail, mi “restituivano dei fidbec” delle loro riunioni o al più si accontentavano di “condividere i concetti”. Mai che mi abbiano risolto un problema di loro competenza però! Ho sempre guardato loro con gli occhi incuriositi dell’antropologo, anzi dell’etologo.

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