Come ogni anno, immancabile, ecco il profumo dei tigli in fiore. Odore dolciastro, invadente e volgare. Un odore che sempre mi riporta all’infanzia. Più di qualsiasi altra sensazione gli odori e i profumi hanno il potere di rievocare i ricordi e di renderceli quasi presenti.
E così va per l’odore del tiglio. Mi rivedo, bambino grassoccello in calzoncini e maglietta, le ginocchia variamente sbucciate, correre e giocare a perdifiato. La spensieratezza e l’incoscienza. Un’età in cui è ancora tutto da fare e da inventare. Vertigine delle infinite possibilità.
E le amicizie, quelle dei bambini, che non erano mai vere fino in fondo.
Le dita rese appiccicose dal ghiacciolo che si scioglieva al sole dei primi di giugno che talvolta poteva anche essere rovente. E poi nere e sporche perché sempre indaffarate con un pallone di cuoio mezzo scucito con cui giocavamo su un campo in terra battuta, il nostro piccolo deserto delle tempeste di sabbia quando si alzava il vento.
E scorrazzare con biciclette più o meno recuperate, i più fortunati sfoggiavano le mitiche e mai più riviste Saltafoss (!), che ti cadeva la catena almeno due volte al giorno.
Com’erano lontani i tempi dell’adolescenza, dell’amore, della contestazione, della voglia di essere contro. Com’eravamo ingenui nelle nostre espressioni da scugnizzi imbranati.
Tremendo. Non ho neanche trent’anni, ma sento certe botte di nostalgia!

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