Non ho seguito con grande continuità le ultime vicende riguardanti la dirigenza della Juventus e il maxi scandalo che ne è seguito. Ma ne so abbastanza per fermarmi a riflettere sul fatto che, mutatis mutandis, si ripropongono in questa occasione certi paradigmi ormai nazional-popolari che abbiamo osservato in opera anche negli ultimi scandali bancari, nella condanna di Previti, nell’arresto di Ricucci: l’italia dei furbastri.
A parte l’inquietudine che provo nel pensare alle possibilità di controllo e di potere che possono ritrovarsi nelle mani del dirigente di una squadra di calcio (la possibilità di influenzare arbitri, giornalisti televisivi, politici), la cosa che più mi rammarica sono le reazioni alle accuse.
Chi si avventura in vere e proprie associazioni a delinquere, come quella messa in piedi da Moggi, dovrebbe avere almeno l’onestà di abbassare lo sguardo quando viene colto con le mani nella marmellata. E invece no. I furbastri, poveretti, sono vessati da una magistratura troppo zelante. Vittime di una magistratura sempre eterodiretta, come quella che ha aperto numerosi processi che vedono come imputato Berlusconi, senza mai riuscire a incastrarlo del tutto.
Il danno più grave che questi “furbi” arrecano al nostro Paese è di natura culturale, ideologica, persino pedagogica. Quello che richiedono è la possibilità di poter perseverare nelle loro sporche macchinazioni senza poter essere scoperti. Le leggi sono un ostacolo. Le istituzioni sono un ostacolo.
E’ questo l’impegno più alto che grava sulle spalle del nuovo governo Prodi. Restituire l’Italia alla legalità, al valore delle istituzioni, a un minimo di senso civico. Combattere la cultura dei furbastri. Ci riuscirà?

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