Ho un amico di origini sarde particolarmente legato alle sue radici, a tratti persino campanilista. Le conversazioni con lui, anche a prescindere da una certa propensione a vedere sempre il meglio nella sua terra e nella storia dei popoli che l’hanno abitata, suscitano sempre interrogativi grandi e stimolanti.
Recentemente mi ha parlato delle Tombe dei Giganti (premetto che io in Sardegna non ci sono mai stato) e delle proprietà terapeutiche proprie di quei luoghi. A suo dire – ancora non ho approfondito la questione, ma vorrei farlo presto – una concomitanza di concentrazione di magnetismo terrestre e di architettura degli edifici farebbe in modo che in precisi punti del complesso monumentale, ora sito archeologico, si possano sentire degli armonici particolari.
Gli armonici, mi spiegava l’amico che è musicista di mestiere, sono una sorta di “vestito” che agghinda qualsiasi suono, un chorus di frequenze che si aggiungono a quella della nota fondamentale e che ne determinano il timbro. Le voci umane più belle, ad esempio, sono quelle più ricche di armonici.
In taluni luoghi precisi delle Tombe dei Giganti si potrebbero quindi udire degli armonici che, entrando in particolare risonanza con le cellule del corpo umano (il suono è costituito da un’onda) determinerebbero una rigenerazione dei punti vitali dell’organismo.
A quanto mi diceva, esistono testimonianze antiche piuttosto attendibili sull’impiego di questa terapia “alternativa” da parte di alcuni popoli del Mediterraneo. Ora, anche senza entrare nel merito della questione (che mi riprometto in ogni caso di approfondire), è indubitabile che esistono vie e percorsi che la scienza, e in particolare la medicina (che scienza, a mio avviso, non può essere detta) ha scartato a priori.
E’ sempre all’opera una sorta di leghismo del pensiero occidentale che tende ad escludere tutto ciò che non sia inquadrabile nella metafisica che ci siamo costruiti a partire dalle radici greche della nostra filosofia. Anche senza scomodare le terapie dei cosiddetti protosardi, basta andare con la mente al pensiero orientale e alla sua medicina che si fonda su un “modello” di uomo e di organismo decisamente diverso dal nostro, ma evidentemente altrettanto valido e coerente in sé.
In fondo qui si apre un problema di onestà intellettuale con il quale la filosofia dovrà prima o poi misurarsi con serietà. Mi viene da sorridere quando penso a Paul Feyerabend, celebre filosofo della scienza e discepolo di Karl Popper morto nel 1994, che seguiva un autentico corso di stregoneria. Lui che era un notevole conoscitore della storia della scienza occidentale e uno studioso dei meccanismi che conducono alle scoperte scientifiche e dell’epistemologia, voleva affermare un onestissimo relativismo culturale. Forse con questa posizione provocatoria ci aveva comunque indicata la via.

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