Era una confessione che dovevo fare prima o poi. Ho un po’ di pudore a parlarne, ma insomma le cose stanno così. Va bene cercare sempre di essere originali, anticonformisti, fuori del tempo. Però Harry Potter mi piace, e mi piace in modo maniacale.
Per la precisione ho cominciato a leggerlo sin dal primo volume, inizialmente con tantissimi preconcetti e ritrosie, ma successivamente con una voracità crescente che non mi lasciava in pace nemmeno di notte. Obiettivamente devo riconoscere che non è scritto molto bene, ma rivela un intreccio narrativo e un’abilità della Rowling nell’organizzare la storia davvero geniale.
Come si è sentito dire da più parti, il successo del libro (anzi della saga) e della sua traduzione cinematografica è dipeso in gran parte dall’enorme battage e da massicce operazioni di marketing. Questo è senz’altro vero. Ma la storia del maghetto inglese è davvero molto suggestiva. E l’intento pedagogico della Rowling, benché magari molto velato, è secondo me assai interessante.
Quello che mi rattrista è vedere una schiera di scribacchini che cercano di emulare questo romanzo con esiti di dubbio valore, mentre ci sono un sacco di manoscritti di valore nei cassetti e nei cestini delle redazioni che non vedranno mai la luce. E’ questa la triste realtà dell’editoria italiana. Per cambiarla, forse, ci vorrebbe proprio la bacchetta magica!

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