Potevo aver dai dodici ai quattordici anni, ora non ricordo. E mi trovavo in piscina, anzi no: in un parco acquatico, una di quelle strutture con gli scivoli.

Dovevo essere un ragazzino un po’ strano già allora, perché mentre ero in coda per scendere da uno di questi vertiginosi scivoli mi soffermai con lo sguardo sulla spalla di un signore abbronzato e già un po’ in là con gli anni: tatuato in blu e con una grafia non molto elegante la seguente frase:

“Oublier peut-etre, pardonner jamais”

oppure:

“Pardonner peut-etre, oublier jamais”

Qui casca l’asino (e l’asino in questione, naturallement, sono io), perché da allora non sono riuscito a ricordare quale delle due versioni fosse quella giusta. Il che però ebbe l’effetto di mantenere sempre accesa la mia curiosità sul valore dell’une e dell’altra.

Al tempo pensai che quella massima istoriata sul muscoloso uomo da parco acquatico significasse qualcosa di importante riguardo alla sua vita, testimone epidermico di un pugnale ben più profondo. Forse d’amore.
Ho continuato fino ad ora, in modo subliminale, a considerare la faccenda. Perdonare forse, ma dimenticare mai, oppure: dimenticare forse, ma perdonare mai. Ho tentato di applicarla di volta in volta a qualche offesa da me ricevuta. La conclusione peraltro è sempre stata piuttosto scontata perché ho una memoria molto labile, il che mi permette di non serbare quasi mai rancori profondi verso chicchesia.
Poi, potenza di internet nel colmare la mia vastissima ignoranza, stamane ho scoperto che “Oublier peut etre, pardonnez jamais” era il motto dell’OAS, acronimo di Organisation de l’Armée Secrète, un’organizzazione clandestina francese, creata il 20 gennaio 1961 dopo un incontro a Madrid, al riparo del regime franchista, da Jean-Jacques Susini e Pierre Lagaillarde. Il gruppo raccoglieva i fautori del mantenimento della presenza coloniale francese in Algeria e i veterani della guerra perduta in Indocina nel 1954. Un gruppo terrorista paramilitare insomma, e con velleità imperialiste per giunta… Però!
E io che pensavo che quello sulla spalla del signore muscoloso fosse il ricordo di una ferita del cuore! Che delusione! Beata ingenuità!


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