“Che roba contessa, all’industria di Aldo
han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti;
volevano avere i salari aumentati,
gridavano, pensi, di esser sfruttati.

E quando è arrivata la polizia
quei pazzi straccioni han gridato più forte,
di sangue han sporcato il cortile e le porte,
chissa quanto tempo ci vorrà per pulire…”.

Compagni, dai campi e dalle officine
prendete la falce, portate il martello,
scendete giù in piazza, picchiate con quello,
scendete giù in piazza, affossate il sistema.

Voi gente per bene che pace cercate,
la pace per far quello che voi volete,
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra,
vogliamo vedervi finir sotto terra,
ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato,
nessuno piu al mondo dev’essere sfruttato.

“Sapesse, mia cara che cosa mi ha detto
un caro parente, dell’occupazione
che quella gentaglia rinchiusa lì dentro
di libero amore facea professione…
Del resto, mia cara, di che si stupisce?
anche l’operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori:
non c’è più morale, contessa…”

Se il vento fischiava ora fischia più forte
le idee di rivolta non sono mai morte;
se c’è chi lo afferma non state a sentire,
è uno che vuole soltanto tradire;
se c’è chi lo afferma sputategli addosso,
la bandiera rossa ha gettato in un fosso.

Voi gente per bene che pace cercate…

(Paolo Pietrangeli, 1966)

 

Cari amici,

una canzone che sembra ormai persa in un tempo lontano, in cui le lotte sociali erano ancora questioni quotidiane, in cui (almeno negli slogan) si voleva abbattere un sistema. Credo che le questioni sociali siano all’ordine del giorno anche oggi e ce ne accorgeremmo se la nostra coscienza fosse un po’ meno sopita, giacché i soprusi sono ancora gravissimi, magari più striscianti e meno palesi, ma pure sempre gravissimi.

La mia speranza è che la nuova legislatura, gli uomini del centro sinistra sappiano farsi interpreti, nei limiti della politica che una maggioranza allargata comporta, dei bisogni della gente e dei lavoratori, nello spirito del bellissimo articolo 4 della nostra carta costituzionale:

 

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Buon Primo Maggio!

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