Di giustizia è la nostra disciplina,
libertà è l’idea che ci avvicina,
rosso sangue è il color della bandiera
partigian della folta e ardente schiera.

Cari amici,
buon 25 Aprile, buona Festa di Liberazione!
Sto trafficando da qualche giorno per mettere in sottofondo sul blog una bella versione di “Bella Ciao” eseguita dalla band di Goran Bregovich, ma evidentemente il buon Bill Gates fa di tutto per mettermi i bastoni tra le ruote. Comunque, a parte i problemi di natura tecnica, non potevo passare sotto silenzio questa ricorrenza fondamentale per la nostra società, per la nostra storia e la nostra cultura.
In un periodo in cui la partecipazione democratica dei cittadini alla vita del Paese è messa sempre più in discussione, in un momento in cui poteri Altri cercanno di concorrere con lo Stato screditando le istituzioni di quest’ultimo e cercando legittimazione in un popolo mantenuto nella frustrazione e nell’ignoranza, questa festa assume un’importanza quasi senza precedenti.
Si ricorda oggi la conclusione della guerra partigiana, un conflitto fatto di gesti di guerriglia, sabotaggi, azioni lampo. Una guerra rischiosissima, condotta senza risorse. E senza riconoscimenti. Una guerra combattuta da donne e uomini comuni per il liberare il Paese da un cancro che lo divorava dall’interno. Per ripristinare uno stato di diritto che è la base fondamentale del vivere.
Vorrei abbracciare idealmente tutte le partigiane e i partigiani che ci hanno regalato questa repubblica come un fiore germinato dal loro sangue, che ci hanno restituito uno stato democratico, che ci hanno permesso di scrivere una Costituzione tanto bella e oggi tanto poco rispettata.
Ma un ringraziamento non basta. Bisogna piuttosto far propria l’eredità politica e civica dei combattenti antifascisti, vigilare con coraggio e spirito di sacrificio sulla debole democrazia del nostro Paese e sulla libertà dei suoi cittadini. Oggi, come allora, oggi e sempre, RESISTENZA!

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