Ho dedicato la giornata di ieri e un’escursione in montagna in solitaria. La prima uscita della stagione, era ora!
Ho incontrato diverse persone lungo il percorso, con molte di loro ho anche conversato. Non ho mai capito perché in montagna si sviluppi questa mutua solidarietà, questo farsi carico sempre un po’ degli altri. Non capita negli altri luoghi, negli altri momenti della vita quotidiana. Se il mattino, salendo sulla metropolitana, cominciassi a salutare le persone che non conosco, credo mi prenderebbero per pazzo.
Quel che so è che è assai piacevole stare con gli altri in queste situazioni. L’impressione è che il piacere per il godimento della natura non possa andar disgiunto da una partecipazione sociale. Anche se le escursioni in solitaria sono molto suggestive sul piano spirituale, giacché il silenzio e la fatica aiutano l’introspezione, l’incontro con un viandante su un sentiero è sempre fonte di gioia. Mentre salivo ho incontrato una signora sui sessantacinque anni che scendeva e che mi pareva un po’ in difficoltà. Mi sono offerto di aiutarla, ma mi ha risposto che aveva bevuto quattro grappini al rifugio e che ora il sentiero (un sentiero tremendo, tutto in roccia) le sembrava un autostrada!
Sono stato sulla vetta del Resegone, un monte di bellezza straordinaria. L’insieme della montagna, celebrato anche da Manzoni nei Promessi Sposi, porta il nome di Monte Serada e la sua corona terminale viene tradizionalmente chiamata Resegone, a causa dei suoi molteplici denti rocciosi che la fanno assomigliare ad una sega di gigantesche dimensioni. L’aspetto di grande sega si presenta a chi lo osserva da Lecco, o fin dalle pianure milanesi. Sul versante lecchese il Resegone, che raggiunge l’altezza di 1874 metri, è nudo, scosceso a grandi linee, imponente e maestoso, e signoreggia su tutti gli altri monti.
Le montagne che frequento più spesso sono le Prealpi Lombarde, le più comode per me da raggiungere; monti non eccessivamente alti, ma assai impervi, duri e spesso piuttosto brulli. Sono le stesse montagne che tantò amò Antonia Pozzi (1912-1938), poetessa milanese morta suicida a soli 26 anni.
Voglio lasciarvi una lirica della scrittrice, composta proprio a Pasturo (Valsassina) nel 1929.

umida strada
cielo d’ametista
lacrime e lacrime
sulle tue lunghe ciglia
sulle mie lunghe dita
la mia anima
canora contro il vento
come un drappo di seta
a sbandierare
frenetica di strappi
per versare in uno squarcio
la sua giovinezza
ed inondarne te
nuvola bionda
impolverata dalla vita

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