Cade il sole a piedi nudi sulla strada del coraggio
dietro il mare ha gli occhi d’oro e di corallo
e Rachele ha il ventre scuro e il mistero dilatato
nasce un figlio con il naso insanguinato
e io ho visto quasi tutto anche quello che non c’è
ma ogni lacrima è una storia
ogni lacrima è una storia
Marabel.

Il sudore e la paura fanno scure le monete
che Isacco sta stringendo tra le dita
spezza rami nella notte e la luna è sull’altare
ha la gola sotto l’ascia di suo padre
quasi tutto ha una ragione e la ragione è quel che è
ma ogni lacrima è una storia
ogni lacrima è una storia
Marabel.

Dio ha una crepa in mezzo agli occhi e l’orgoglio sulle stelle
manda un angelo vestito da teppista
e il profilo della notte vede un santo e un bambino
che discendono dal monte derubati
nella notte il pianto e il vino hanno un gusto che non c’è
mentre scende lungo il fiume
mentre cade lungo il fiume
Marabel.

Gabriele è un cigno nero oppio e muco sull’asfalto
e violenta una bambina al primo bacio
sale al cielo senza occhi come il fiume scende al mare
e ora dorme nudo accanto al suo Signore
se verrai da queste parti porta gli occhi insieme a te
puoi vedere nel tramonto
puoi toccare nel tramonto
Marabel.

(Massimo Bubola, 1979)

Forse non è nemmeno la sua canzone più bella. Ma il coinvolgente riff di chitarre fa da sfondo a versi molto ispirati. E’ un’occasione per me per richiamare l’attenzione su un cantautore che forse non ha mai ottenuto il successo che meritava. Oltre ad essere amico fidato e valente collaboratore artistico di Fabrizio De André, Bubola ha pubblicato almeno una decina di dischi come solista.
Ottimo musicista, poeta semplice e profondo. Chi l’ha visto esibirsi dal vivo, com’è capitato a me, sa che è capace di raccontarsi come pochi sono in grado di fare. Schivo e umile, legato alla sue origini venete, la sua stessa musica non è estranea a contaminazioni provenienti dal folklore della sua terra. Io vi consiglio di ascoltare qualcosa se già non lo conoscete.

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