8) Tuttavia occorre che le monadi abbiano delle qualità, altrimenti non sarebbero neppure degli esseri. Se le sostanze semplici non differissero mediante le loro qualità, non ci sarebbe mezzo di accorgersi di nessun cambiamento nelle cose, poiché ciò che è nel composto non può venire che dai componenti semplici; e se le monadi fossero senza qualità sarebbero indiscernibili l’una dall’altra, dal momento che non differiscono in quantità: conseguentemente, essendo supposto il pieno, ogni luogo non riceverebbe mai, nel movimento, se non l’equivalente di quello che aveva avuto, e uno stato di cose sarebbe indiscernibile dall’altro.

9) Occorre altresì che ogni monade sia differente da ogni altra. Poiché nella Natura non vi sono mai due esseri che siano perfettamente uguali l’uno all’altro e nei quali non sia possibile una differenza interna o fondata su una denominazione intrinseca.

Le due proposizioni mirano entrambe a dimostrare la complessità qualitativa della monade, la prima da un punto di vista più espressamente fisico, la seconda secondo un’ottica orientata maggiormente alla logica, dominio di indagine particolarmente caro a Leibniz.
Nella proposizione 9, in particolare, si afferma il cosiddetto principio di identità degli indiscernibili, un asssunto logico che qui viene esteso sul piano metafisico e ontologico: due individui non possono essere identici. Pur essendo inestese e incorporee le monadi possiedono delle precise qualità. In virtù di tali qualità esse possono essere distinte l’una dall’altra e dar luogo alle cose che, come Leibniz ha dichiarato sin dalla prima proposizione, sono dei composti di entità semplici, cioè di monadi stesse.
Ricapitolando, potremmo dunque dire che le monadi sono caratterizzate da una semplicità quantitativa, ma non qualitativa. Nelle prossime proposizioni vedremo su quale terreno si gioca tale complessità qualitativa e che cosa significhi lo scarto, la differenza tra una monade e l’altra.

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