2) Bisogna che ci siano delle sostanze semplici, poiché vi sono dei composti; infatti il composto altra cosa non è che un raggruppamento o aggregatum di semplici.

3) Ora, là dove non ci sono parti non vi è né estensione né figura né divisibilità possibile. E queste monadi sono i veri atomi della Natura, e, in una parola, gli elementi delle cose.

Ecco emergere una prima netta distinzione tra la prospettiva di Leibniz e quella degli atomisti antichi e moderni. Secondo questi ultimi gli atomi sono sì le sostanze prime, indivisibili e prive di parti che unendosi tra loro danno luogo ai corpi, ma sono altresì dotati di estensione e di figura. Le monadi, invece, non sono altro che punti metafisici. Non vanno confuse, naturalmente, con i punti matematici e geometrici, perché alle monadi, come si vedrà più avanti, pertiene l’azione come peculiare modo d’essere.
Il pensiero di Leibniz riprende tematiche classiche in una temperie culturale e soprattutto filosofica dominata dal cartesianesimo e dal meccanicismo. Nella filosofia della natura predominante ciò che conta ha i caratteri della res, della res extensa. In buona sostanza, quella di Leibniz è una reazione al materialismo e al determinismo che costituiscono una delle correnti fondamentali della filosofia moderna, nonché uno degli elementi più importanti di quel background che favorisce la nascita della scienza moderna. Il materialismo, secondo il filosofo tedesco, è insensato, non conduce mai a spiegare i fenomeni in quella che è la loro essenza: la finalità, il loro telos. Ciò risulta molto chiaramente da un bellissimo passo tratto dal Discorso di metafisica.

Bisogna sempre spiegare la natura matematicamente e meccanicamente, purché si sappia che i principi stessi o le leggi della meccanica o della forza non dipendono dalla sola estensione matematica, ma da ragioni metafisiche.
(Discorso di metafisica, XX, I. 88)

Quello di Leibniz non è dunque un rifiuto in toto della scienza moderna, ma piuttosto un richiamo gnoseologico ai fondamenti metafisici del reale, una presa di distanze dal materialismo più gretto. Ed è proprio la monade, il punto metafisico inesteso e (come vedremo attivo), lo strumento filosofico che gli permette di fondare la sua teoria del mondo, una vera cosmologia (dal greco ‘kosmos’, ordine), che descrive metafisicamente, idealisticamente, appunto, l’universo nella sua più intima essenza.

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