Comincia con questa proposizione la prima parte dell’opera dedicata a una definizione della sostanza. Siamo portati subito sulle tracce di una derivazione di tale concetto dall’atomismo classico e dal corpuscolarismo moderno. E’ già una prima indicazione storiografica, benché come vedremo in parte fuorviante, del terreno in cui si forma la metafisica leibniziana.
La proposizione può essere messa in relazione con l’incipit de I principi razionali della natura e della grazia, composto nel medesimo periodo: “La sostanza è un essere capace di azione, ed è semplice oppure composta: a) la sostanza semplice è senza parti; b) la sostanza composta è un assemblamento di sostanze semplici, cioè di monadi – monàs è una parola greca che significa l’unità o ciò che è uno”. Questo “essere capace di azione” già anticipa qualcosa che verrà presto detto (proposizione 11) e che già ci induce a deviare dalla prospettiva atomistica.
Come vedremo nel prosieguo della trattazione, la monade è ben più che un mattone materiale che costituisce i corpi e la realtà, la monade non è un atomo nell’accezione che di atomo avevano gli atomisti classici o moderni. La monade di Leibniz è molto di più.

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