Con questo intervento inizia una lettura della Monadologia di Gottfried Wilhelm Leibniz, un testo fondamentale per la comprensione della filosofia del grande scrittore tedesco, da molti considerato l’ultimo genio rinascimentale. Un’opera che, avendo a che fare con il problema dell’unità (Monas in greco significa appunto “uno”, “monade”) costituisce, inoltre, un punto nodale della storia del pensiero occidentale. Il tentativo di Leibniz, come avrò modo di argomentare più diffusamente, è quello di pensare insieme uno e molteplice, il continuo e gli indivisibili. Bisogna tenere ben presente questo modo di filosofare, perché a mio modo di vedere solo all’interno di questa ottica tutta particolare è possibile seguire il dipanarsi del ragionamento di Leibniz senza perdersi e anzi coglierne l’estrema eleganza e forza. Nella sua metafisica vengono infatti a ricongiungersi i più diversi spunti del pensiero occidentale in una sintesi compiuta e in sé coerente.
La mia è molto modestamente la lettura di un curioso e non mi dispiacerebbe se qua e là potesse dar luogo a qualche discussione. Riferirò, quando li conosco e quando lo riterrò opportuno, spunti critici dei diversi autori che si sono interessati all’opera di Leibniz.
Non mi propongo obiettivi di natura scientifica, ma solo aver incuriosito un lettore e averlo spinto a leggere qualcosa di Leibniz sarà per me motivo di soddisfazione.
L’opera, assecondando l’uso del tempo (si pensi, a puro titolo esemplificativo all’Etica di Spinoza) e una certa concezione del filosofare, è schematicamente suddivisa in proposizioni. Nei vari commenti avrò modo di darne una collocazione più precisa nell’ambito della storia del pensiero e della biografia dell’autore. Ho creato una categoria apposita, così che i materiali possano risultare il più possibile ordinati.

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