Deiezioni sociali Giovedì, Ott 12 2006 

Milano è una città per bene. Una città tanto per bene che nel centro storico possiede delle aiuole recintate, dove i ricchi abitanti di Foro Buonaparte, Brera e simili portano i loro amici a quattro zampe motrici ad alleggerirsi di quel che avanza dei loro Super-Ciappi al fosforo (cani intelligenti sono). E fin qui…
A suddette aiuole corrisponde un signore arruolato per la raccolta del prodotto e uno strano aggeggio costruito all’uopo di acchiappare le cacche. La raccolta si svolge al mattino presto per non urtare la sensibilità dei signori proprietari dei cani.
Ora, è chiaro che si tratti di un lavoro vero e proprio. E’ vero che in quanto tale è espressione della dignità dell’uomo. E’ anche vero che detto signore è di provenienza extracomunitaria. Ma non getta tutto ciò una luce sinistra sul sovvertimento di tutti i valori?
Cos’avrebbe detto mio nonno se avesse visto questa situazione?

(18) Venerdì, Ott 6 2006 

Se gli spacciatori

di autostima

smettessero di vendere

la polverina bianca

Bentornata Silvia Mercoledì, Set 27 2006 

Canzone per Silvia
Francesco Guccini, 1994

Il cielo dell’America son mille cieli sopra a un continente,
il cielo della Florida è uno straccio che è bagnato di celeste,
ma il cielo là in prigione non è cielo, è un qualche cosa che riveste
il giorno e il giorno dopo e un altro ancora sempre dello stesso niente.

E fuori c’è una strada all’infinito, lunga come la speranza,
e attorno c’è un villaggio sfilacciato, motel, chiese, case, aiuole,
paludi dove un tempo ormai lontano dominava il Seminole,
ma attorno alla prigione c’è un deserto dove spesso il vento danza.

Son tanti gli anni fatti e tanti in più che sono ancora da passare,
in giorni e giorni e giorni che fan mesi che fan anni ed anni amari;
a Silvia là in prigione cosa resta? Non le resta che guardare
l’America negli occhi, sorridendo coi suoi limpidi occhi chiari…

Già, l’America è grandiosa ed è potente, tutto e niente, il bene e il male,
città coi grattacieli e con gli slum e nostalgia di un grande ieri,
tecnologia avanzata e all’orizzonte l’orizzonte dei pionieri,
ma a volte l’orizzonte ha solamente una prigione federale.

L’America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura,
la libertà, e dall’ alto fiera abbraccia tutta quanta la nazione,
per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione
perché di questa piccola italiana ora l’America ha paura.

Paura del diverso e del contrario, di chi lotta per cambiare,
paura delle idee di gente libera, che soffre, sbaglia e spera.
Nazione di bigotti! Ora vi chiedo di lasciarla ritornare
Perché non è possibile rinchiudere le idee in una galera…

Il cielo dell’America son mille cieli sopra a un continente,
ma il cielo là rinchiusi non esiste, è solo un dubbio o un’intuizione;
mi chiedo se ci sono idee per cui valga restare là in prigione
e Silvia non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente.

Mi chiedo cosa pensi alla mattina nel trovarsi il sole accanto
o come fa a scacciare fra quei muri la sua grande nostalgia
o quando un acquazzone all’improvviso spezza la monotonia,
mi chiedo cosa faccia adesso Silvia mentre io qui piano la canto…

Mi chiedo ma non riesco a immaginarlo: penso a questa donna forte
che ancora lotta e spera perché sa che adesso non sarà più sola.
La vedo con la sua maglietta addosso con su scritte le parole
“che sempre l’ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte”,
“che sempre l’ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte”,
“che sempre l’ignoranza fa paura… ed il silenzio è uguale a morte”…


Bentornata Silvia!

Gettiamo le basi Martedì, Set 26 2006 

Voglio portare a conoscenza di quanti leggono questo spazio un’inchiesta portata avanti da un amico sulle basi Nato presenti in Sardegna e in particolare sulle tristi vicende legate alla base militare Capo S. Lorenzo-Quirra. Ringrazio Diego per il suo operato.

Sardegna - Le basi del disonore
- Diego Faa -

“A pivotal geographic location”. Così veniva chiamata già nel ’54 dal Pentagono la Sardegna. Ed è sufficiente osservare una cartina geografica per capire quanto questo lembo di terra nel cuore del Mediterraneo sia una perfetta installazione naturale per il controllo geopolitico dell’area.
I “nemici” dell’occidente e dello zio Sam sono cambiati, alcuni dissolti, e non importa se essi si chiamino Urss, Libia, o Iraq, ma l’isola e le sue innumerevoli postazioni militari sono sempre comunque schierati in prima linea, armati fino ai denti e con i missili puntati verso il paese dissidente o da colonizzare a seconda degli interessi economici e strategici del momento.
Con il suo 70% rispetto all’intero territorio nazionale, la Sardegna detiene l’inquietante primato in Italia per installazioni militari Nato, Usa e del sistema di difesa nazionale ed europeo.
Il popolo sardo è costretto ad ospitare ben 24.000 ettari di demanio militare, ai quali si aggiungono i 12.000 ettari gravati da servitù e quindi inaccessibili e inutilizzabili. Questi dati risultano ancora più allarmanti se si considera che nell’intera penisola sono “solo” 16.000 gli ettari destinati ad uso militare, e che in questo calcolo non vengono presi in considerazioni gli incommensurabili spazi marini e aerei intorno alla Sardegna destinati ad esercitazioni e quindi zone off-limits per residenti e turisti.
Da decenni la popolazione sarda è costretta ad osservare inerme il furto e lo stupro di immense aree di terra e di costa privandosi, suo malgrado, di luoghi incantevoli resi inaccessibili perché gravati da assurdi vincoli che costringono pescatori, contadini e pastori a non poter raccogliere i frutti della propria terra e del proprio mare perchè violentati dai poligoni e dalle basi militari.

La sindrome di Quirra
In questo contesto di totale subalternità verso la Nato e le sue basi finalizzate al controllo imperialista del pianeta, si inserisce il più grande poligono sperimentale interforze d’Europa situato a solo un’ora di auto dalla celebratissima e ricchissima Costa Smeralda. La base militare Capo S. Lorenzo-Quirra, anche se non rinomata come quella della Maddalena o di Capo Teulada, rappresenta il fiore all’occhiello del ministero della difesa per esercitazioni e sperimentazioni a scopo bellico.
Il poligono si estende nella zona sud-orientale dell’isola per oltre 11.000 ettari nell’entroterra e 1.000 ettari lungo la bianchissima e incantevole costa. Le zone interdette o pericolose per la navigazione oltrepassano le acque territoriali e sconfinano in acque internazionali impegnando oltre 2.800.000 ettari, una superficie che supera di gran lunga quella dell’intera Sardegna.
La base assume il ruolo sia di addestramento militare, sia di sperimentazione di nuovi armamenti e materiale da guerra. In diversi periodi dell’anno, infatti, il poligono si traveste da grande show-room della morte, dove aziende come Alenia, Thomson, Aerospatiale, Fiat, Meteor, Csm testano i loro terribili strumenti come dimostrazione per i tanti potenziali acquirenti che vanno dal ministero della difesa ai vari dittatori in giro per il mondo. È facile immaginare dove i missili, i razzi e i vari proiettili vadano a finire durante queste dimostrazioni promozionali ed esercitazioni militari. L’impatto ambientale, come in tutti gli altri poligoni sardi, è disastroso e per alcune zone irrecuperabile.
Tutto questo è reso ancor più inaccettabile, se possibile, dalle morti quantomeno sospette che si registrano da qualche anno tra i militari che prestano servizio nella base e tra la popolazione che vive ai margini del poligono. I numeri sono agghiaccianti: circa 20 morti per leucemie o tumori emolinfatici in un paesino come Quirra abitato da 150 persone; e circa 10 militari che in passato hanno lavorato all’interno della base; ad Escalaplano, un paese di 2.600 persone, situato a nord del poligono, sono nati 14 bambini con gravissime malformazioni genetiche e patologie rarissime (8 in un solo anno a fronte di una media di 21 nascite annue). I numeri sono in continuo aggiornamento, vista l’enorme difficoltà nel reperire i dati nascosti dietro un muro di gomma tra omertà e ignoranza. Si deve inoltre tenere in considerazione che altri casi accertati di malati non sono resi ufficiali per la volontà delle famiglie di preservare dal pubblico il proprio dolore privato. Di certo, quindi, sono dati in difetto, anche perché non tengono conto di tutte le persone trasferitesi e di coloro che coltivano la terra o pascolano il bestiame in quei luoghi pur non abitandoci stabilmente. Per di più questi casi sono riconducibili solo agli ultimi anni, una stima dei morti per malattie simili negli anni passati non è stata ancora fatta.
È chiaro e ovvio a tutti che questo altissimo tasso di malattie in una zona circoscritta in pochissimi chilometri non può essere frutto di un caso, per questo bisogna al più presto far luce sulle precise attività svolte all’interno del poligono e su quali armamenti vengono testati dietro quei fili spinati coperti dal “segreto di stato”. È molto probabile, anche se non ancora ufficializzato, che le varie industrie che affittano il poligono e gli eserciti che usano quest’area per gli addestramenti, abbiano usato materiale e proiettili all’uranio impoverito.
La sindrome di Quirra – così è stata battezzata questa anomala morìa di persone - ha bisogno di trovare le sue cause e come primo passo si deve necessariamente ordinare il fermo di tutte le attività militari e di sperimentazione fino a che non si renda pubblico ciò che avviene realmente nel poligono, oltrepassando deprecabili “segreti militari” che non hanno ragione di esistere davanti a una lista di morti e malati che non cessa di allungarsi.

Lotta inascoltata
Dopo anni di assuefazione davanti a questo problema, negli ultimi anni la popolazione sarda sta prendendo coscienza di sé assumendo un ruolo sempre più importante nella lotta contro le basi militari. In particolare grazie al comitato “Gettiamo le basi” e ai vari comitati locali si sta aprendo una nuova fase di lavoro sul territorio con un impegno atto alla divulgazione di dati e notizie che riguardano i poligoni per aprire gli occhi ad una popolazione troppo spesso malinformata e ignara di ciò che accade a pochi chilometri da loro. Ci sono anche medici di base e politici locali che hanno informato le istituzioni della anomala situazione sanitaria dell’area e, per tutta risposta, sono state istituite commissioni d’inchiesta ridicole seguite da rilevazioni sul luogo durate poche ore e in cui il ministero della difesa assumeva il duplice ruolo di giudicante e giudicato con conseguenti conclusioni insufficienti e prive di credibilità. Nel 2005 finalmente grazie al lavoro della dottoressa Gatti si è svolto, tramite commissione parlamentare d’inchiesta, un inizio di studio più credibile sulle potenziali relazioni che intercorrono tra le malattie di persone e animali intorno al poligono e il lavoro che viene svolto dai militari. La conclusione è stata il ritrovamento dello stesso tipo di nano-particelle non naturali sia sulla pista dove veniva testato il motore del missile “Ariane” ad alte temperature di combustione, sia nei corpi delle persone e degli animali malati o deceduti. Questo importante studio, insufficiente ma comunque iniziale, è stato reso del tutto inutile dal taglio dei fondi a disposizione della dottoressa per continuare la ricerca e dalla totale indifferenza con cui è stato accolto dalle maggiori forze politiche.
La cosa più preoccupante è che questi inquietanti avvenimenti non riescono ad avere un reale sbocco istituzionale, in quanto manca una credibile e decisa cassa di risonanza che sappia incondizionatamente dare la giusta importanza all’urlo, e spesso al pianto, del popolo sardo.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a un caso di forte allontanamento della politica e dei suoi rappresentanti, tranne poche eccezioni, da una tematica che i partiti soprattutto di sinistra dovrebbero, perlomeno culturalmente, sentire a loro molto vicina. Invece, e mi dispiace constatarlo, nessun partito politico, neppure il nostro, Rifondazione Comunista, è stato capace in questi anni di appoggiare fortemente questa enorme forza propulsiva proveniente dal basso che nel silenzio dei grandi media combatte quotidianamente la propria battaglia contro un nemico gigantesco.
È un vuoto gravissimo quello che viene lasciato politicamente dentro questa lotta, l’ennesima occasione sprecata dal nostro partito per proporsi come base solida e unita in cui lotte come questa, a carattere territoriale ma con tematiche globali, possano confluire in un percorso politico veramente alternativo, in cui l’anticapitalismo e l’antimperialismo non siano solo slogan da manifestazione o proclami congressuali, ma il nostro vero fine, l’obbiettivo da porci e da costruire giorno dopo giorno, lotta dopo lotta.

The right blog Giovedì, Set 21 2006 

Da poco ho trasferito la mia umile magione cibernetica su questa nuova piattaforma e sin dal primo momento ho osservato come i blog più frequentati si ispirino con chiarezza alla politica del centro-destra. Alcuni con un certo garbo, altri con un’arroganza e con una miseria argomentativa degna del più ringalluzzito Emilio Fede. Credevo inizialmente si trattasse di un semplice caso, di una banale coincidenza.
Ora, mi chiedo: se Fede è pagato, questi signori, che pagati non sono, perché riempono i loro spazi di menzogne e lampanti falsità? Ci sono addirittura in giro dei bannerini con la scritta: Io sto con il Papa… Sì, certo, io invece tengo all’Inter!
Perché operano quell’assurdo e sovversivo misconoscimento delle autorità dello stato di cui il nostro Berlusconi è stato pioniere? Qui prodest?
Possibile che il Cavaliere sia riuscito davvero in quell’opera di annullamento del senso critico cui sempre ha mirato?
E’ uno scenario penoso.

In morte di O.F. Venerdì, Set 15 2006 

L’elefantino si dissocia ufficialmente dal coro quasi unanime (dal mondo della politica e dei blog) di quanti rimpiangono Oriana Fallaci, in merito alla quale ho già scritto tempo fa.
Non vado al di là del rincrescimento umano che si prova quando una persona scompare. Per il resto, il mio giudizio sul suo operato non cambia. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita seminando bieche visioni del mondo, odio e intolleranza.

Il dottor Hacarus Venerdì, Set 15 2006 


– Buongiorno, signora Graine – disse Hacarus. – Notizie di suo figlio dal fronte?
– Sta meglio. Le gambe artificiali funzionano abbastanza bene.
– Le nostre gambe artificiali sono le migliori del mondo – disse Hacarus – ci potrà giocare anche a pallone. Signora Graine, ho bisogno della sua competenza e della sua lungimiranza. Purtroppo sta per finire la guerra in Lunistan. Abbiamo uno stock di diecimila missili Pocahontas che stanno per scadere, e la Minnie, una vecchia portaerei, che resterà inutilizzata. E anche una ventina di vecchi e buoni aerei Phantom. Non sono armi adatte per grandi guerre, ma in qualche guerricciola potrebbero essere utili. E poi ci sta a cuore la sorte dei nostri marinai e piloti.
– Lei è troppo buono, dottor Hacarus – disse la vecchia.
– Lo so. Allora, c’è qualche piccolo paese in cui intervenire per salvare i posti di lavoro sulla Minnie?
– Non è facile, così su due piedi – sospirò la Graine. Indicò il planisfero, irto di bandierine: – Abbiamo intrapreso parecchi interventi umanitari in questi ultimi anni. Ci sarebbe l’Irastan…
– Non l’abbiamo già bombardato?
– Lei si confonde con l’Iraqui. Però l’Irastan è troppo grande per essere attaccato con una portaerei. La Colchide è nei programmi tra cinque anni. Ci sarebbe il Lichtenweinz, ma non ha il mare.
– E allora?
– I nostri informatori ci comunicano che Pedro Josef Calamidas, il dittatore di Araucania, sta facendo fuori metà del paese e i suoi mortai rovinano le nostre piantagioni di banane.
– Per carità. E’ uno dei migliori clienti della mia banca, sua moglie compra dodicimila scarpe alla volta nei nostri negozi e suo figlio fa lo stesso coi nostri missili.
– Allora resta questa isoletta qui. Mantequilla, davanti al Vanzenzuela.
– Cosa ci ha fatto?
– Reclamo di nostri turisti. Blatte in una camera d’hotel.
– Non è un granché.
– Capperi. Producono troppi capperi e troppo salati. Aggressione alimentare.
– Non basta.
– Che ne dice di un golpe interno di militari mantequillani che minacciano di sgomberare le nostre basi?
– Può andare. Mi faccia sapere in settimana. E mi saluti sua figlia. Ha avuto il bambino?
– Non ho figlie, solo un figlio.
– Lo sapevo. Era per controllare se era veramente lei o un’abile infiltrata. Prenda la caramella premi dall’apposita vaschetta e dica alla segretaria di farmi portare qui il signor Ghewelrode.
La signora Graine raccolse i rotoli e se ne andò masticando la caramella.
(Stefano Benni, Spiriti, Feltrinelli, Milano 2000)

Non nascono forse così le guerre?

Caro amico, ti scrissi Giovedì, Giu 22 2006 

Ora, Silvio, diciamoci la verità una volta per tutte. E’ davvero bello trovare nella cassetta della posta una tua missiva. Sempre un piacere aprire la busta sfrigolante e vedere, ancor prima di aver estratto la lettera del tutto, quella bella bandiera italiana, con su scritto “Forza Italia”. E pensa, Silvio, che questa volta (sarà colpa dei mondiali, del fatto che dormo poco, sarà il caffé…) ci ero quasi cascato. Pensavo fosse una letteruccia di Lippi, un bigliettino per dire: amici italiani, noi ce la si mette tutta, ma proprio tutta!

E invece no, era una lettera del mio amico Silvio. Già, amico. Appunto. Fino all’ultima volta che mi hai scritto, Silvio caro, mi chiamavi così: Cara amica, caro amico. Certo, non potevo pretendere che tu indovinassi persino il mio sesso. Ma com’era bello sentirsi chiamare così. Insomma, sono amicizie che contano quelle lì. Hai visto cos’è successo in questi giorni, no? E’ sempre più evidente che queste amicizie possono tornare utili. Che so? Magari domani mi vien voglia di aprire un ospedale o una bella produzione di slot-machines… e se volessi tentare di far carriera come soubrette? Intanto mi tengo buono anche Solange (si scriverà così?).

E perché mai, dico io, ora cominci la lettera con un formalissimo Egr. Sig.? Vero che non abbiamo mai mangiato dallo stesso piatto. Ma perché un così repentino cambiamento nei tuoi sentimenti verso di me? Che ti ho fatto di male, io proprio non riesco a capire. Comincio a sospettare che qualcuno abbia intercettato il mio voto… maledetti inquirenti comunisti!

In attesa di tuoi chiarimenti in merito all’increscioso evento, mio dolce Silvio (i miei sentimenti rimagono immutati, come vedi), bacio le mani!

(15) Lunedì, Giu 19 2006 

Vittorio Emanuele

Alberto Carlo

Teodoro Umberto

Bonifacio Amedeo

Damiano Bernardino

Gennaro Maria

di Savoia.

C’è qualcosa che non va:

come si calcola il codice fiscale?

(14) Lunedì, Giu 19 2006 

Un impegno:

promuovere la causa

di canonizzazione

di Ned Ludd,

santo laico.

Vietato cuffarare! Giovedì, Giu 8 2006 

Gentili amici, sottopongo alla vostra attenzione l’intervento dell’onorevole (?) Cuffaro apparso ieri sul suo sito. Ora che siamo tutti avvisati, continuiamo pure a diffamarlo. E a osteggiare chi non vuole il cambiamento, i truffaldini di Cosa Nostra e delle mafie più subliminali mantenute dal partito che lo sostiene.

AVVISO AI DIFFAMATORI
Chiunque abbia divulgato notizie diffamatorie nei confronti dell’on.Cuffaro a mezzo internet, è diffidato a rimuoverle dal proprio sito web. Ricorrendo infatti gli estremi di reato, i colpevoli saranno perseguiti in via giudiziaria, tanto sul piano penale quanto su quello civile per il risarcimento dei danni.
In tale direzione, la rete internet è sottoposta ad un attento monitoraggio e sono già state avviate le prime denunce, sia nei confronti dei titolari dei domini, sia nei confronti dei rispettivi internet-provider responsabili in solido.
Le somme recuperate saranno integralmente devolute in favore delle famiglie delle vittime di mafia e di altre opere di utilità sociale e caritativa.

Nel caso sentiate il bisogno di approfondire o di sincerarvi con i vostri occhi:
http://www.totocuffaro.it/avviso.htm
Peraltro, e chiedo l’aiuto delle gatte tanto versate nel diritto, non credo proprio sussistano estremi di reato (da che pulpito, poi). Questo è uno spazio pubblico che accetta il contraddittorio.

À la guerre comme à la guerre Martedì, Giu 6 2006 

Certo, mi dispiace quando muore un militare italiano in Iraq. Mi dispiace altrettanto quando ne muore uno americano, o un civile iracheno. È pur sempre un essere umano che perde la vita in una guerra scellerata e infame che poteva, anzi doveva, essere evitata.
Ma io penso che un contingente d’occupazione non si può aspettare altro. Americani, inglesi, italiani, chi più ne ha più ne metta, si trattengono ormai da anni sul territorio iracheno. Non hanno permesso di soggiorno. Non hanno un lavoro. E sono armati fino ai denti, gli americani persino di armi di distruzione di massa. È così strano che qualcuno di tanto in tanto ci lasci le penne?
Credo sia davvero venuto il tempo di ritirare i nostri soldati. Fosse per me non ce li avrei nemmeno mandati. Quindi togliamoci questo fazzoletto dalla faccia e agiamo nell’unico modo sensato: ritiro delle truppe! La continuino gli americani questa maledetta guerra se ne hanno voglia. Poi se qualche volontario italiano vuole proprio portarla avanti (Borghezio, Calderoli, Berlusconi, anche la Fallaci perché no?) ci vada, ma non sotto la bandiera italiana e non nel mio nome. Io, italiano, non voglio!

La rabbia, l’orgoglio e la dinamite Martedì, Mag 30 2006 

“Se sarò ancora viva andrò dai miei amici anarchici a Carrara e con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare in aria!”. Così la Fallaci, in merito al progetto di edificazione di una moschea nel senese. Un solo augurio: che sia già morta al termine della costruzione.
Io direi che la Fallaci ha passato il segno, quel segno oltre il quale c’è per lei – da parte mia – solo disgusto e indignazione. Evidentemente dall’Italia verso gli States non c’è solo la “fuga dei cervelli”, ma anche una “fuga di decerebrati”. Credo che sia venuto anche il momento per i politici italiani di prendere una posizione forte nei riguardi di queste esternazioni.
Peraltro la nostra non si lascia sfuggire neppure l’occasione per dare dei “coglioni” (fucking idiots) a Prodi e Berlusconi. Ha inoltre dato un grande saggio di partecipazione politica: “Perché la gente si umilia votando? Io non ho votato. No! Perché ho una dignità. Se a un certo punto mi fossi turata il naso e avessi votato per uno di loro mi sarei sputata in faccia”. Personalmente, l’unica cosa che mi umilia è sapere che la Fallaci è italiana.
Una bella testimonianza della democrazia occidentale, un vero baluardo della nostra cultura, non c’è che dire. Grazie Oriana. Continua pure a spalancare quella cloaca maleodorante che hai al posto della bocca, ma rimani a Manhattan per favore. Facci questo piacere.

(Scusate il turpiloquio, ma sono veramente fuori di me!)

Chi ha paura della Bindi? Mercoledì, Mag 24 2006 

“La Bindi? Una lesbica, e non può guidare il ministero della Famiglia”. Quel genio di Maurizio Saia, senatore di An, prova a dire la sua. Avanti, c’è posto!
Anzitutto il senatore utilizza la parola “lesbica” come un’ingiuria, indicando tale qualità come un che di patologico e di disonorevole. Il che è già fastidioso quando percepito nei discorsi che si sentono al bar, ma pronunciato in aula è a dir poco sconcertante.
In secondo luogo, offende una carica istituzionale di indiscusso valore, dimostrando per l’ennesima volta il fatto che la CdL non ha ancora minimamente appreso il valore delle cariche né la loro sacralità. Cariche, peraltro (riconteggi a parte – forse dovremmo fare un conteggio dei neuroni dei due poli, sarebbe più istruttivo), elette democraticamente.
In terzo luogo, Saia manca del livello minimo di buona educazione e di un minimo di discrezione.
Infine, qualcuno mi spieghi quale nesso possa esserci tra i gusti sessuali di un ministro e la sua capacità o meno di svolgere un determinato incarico.
Come al solito, la bagarre generata da questa dichiarazione sfumerà nel giro di qualche giorno, andando a contribuire a quel processo per cui una menzogna ripetuta diventa una verità e un reato reiterato diventa lecito. Non dimentichiamo che domenica il buon Silvio, in occasione del discorso pronunciato in favore del candidato del centrodestra per il comune di Napoli, ricordava ai fedelissimi astanti di essere stato accusato ormai di tutto tranne che di essere gay! Una battuta di spirito? Ancora?

Ma chi ha paura della Bindi? E, soprattutto, chi ha paura di una normativa che tuteli le coppie di fatto? La risposta è anche troppo ovvia. Evidentemente chi tace di fronte queste boutade del centrodestra, il beneamato cardinal Adolf Ruini. E ha ragione: bisogna difendere la famiglia tradizionale. Una famiglia in cui possano crescere gli eredi intellettuali di Saia o di Calderoli. Ben ligi ai principi cristiani, tranne laddove il cristianesimo chiede la tolleranza e l’amore nei riguardi del prossimo, specialmente degli emarginati. Mi viene un dubbio: forse anche le parole di Gesù Cristo erano battute di spirito!

Il mondo è dei furbi, oppure no? Venerdì, Mag 19 2006 

Non ho seguito con grande continuità le ultime vicende riguardanti la dirigenza della Juventus e il maxi scandalo che ne è seguito. Ma ne so abbastanza per fermarmi a riflettere sul fatto che, mutatis mutandis, si ripropongono in questa occasione certi paradigmi ormai nazional-popolari che abbiamo osservato in opera anche negli ultimi scandali bancari, nella condanna di Previti, nell’arresto di Ricucci: l’italia dei furbastri.
A parte l’inquietudine che provo nel pensare alle possibilità di controllo e di potere che possono ritrovarsi nelle mani del dirigente di una squadra di calcio (la possibilità di influenzare arbitri, giornalisti televisivi, politici), la cosa che più mi rammarica sono le reazioni alle accuse.
Chi si avventura in vere e proprie associazioni a delinquere, come quella messa in piedi da Moggi, dovrebbe avere almeno l’onestà di abbassare lo sguardo quando viene colto con le mani nella marmellata. E invece no. I furbastri, poveretti, sono vessati da una magistratura troppo zelante. Vittime di una magistratura sempre eterodiretta, come quella che ha aperto numerosi processi che vedono come imputato Berlusconi, senza mai riuscire a incastrarlo del tutto.
Il danno più grave che questi “furbi” arrecano al nostro Paese è di natura culturale, ideologica, persino pedagogica. Quello che richiedono è la possibilità di poter perseverare nelle loro sporche macchinazioni senza poter essere scoperti. Le leggi sono un ostacolo. Le istituzioni sono un ostacolo.
E’ questo l’impegno più alto che grava sulle spalle del nuovo governo Prodi. Restituire l’Italia alla legalità, al valore delle istituzioni, a un minimo di senso civico. Combattere la cultura dei furbastri. Ci riuscirà?

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