In gita al Centro Commerciale Martedì, Apr 3 2007
Diario di bordo 11:02 am
Il centro commerciale. Nuovo territorio per la ricerca sul campo. Per capire l’uomo, per decifrare la società. Ci vado di tanto in tanto, e ogni volta imparo qualcosa di nuovo. Piccola scansione delle specie autoctone più interessanti.
Preadolescenti (10-13 anni)
Il genere maschile si presenta costellato di punti neri sul viso, capelli variamente ingellati. Pantalone a vita bassa, non all’altezza naturallement della categoria adolescente. Felpa marrone su cui campeggiano nomi di atenei d’Oltreoceano o improbabili formazioni di football americano. Il soggetto mastica frequentemente chewingum e si aggira per i negozi di videogiochi e telefonia mobile. Una capatina da footlocker se di famiglia agiata.
Il genere femminile presenta una netta predilezione per le formazioni di gruppo, anche se spesso il gruppo non va aldilà delle due unità. Lucidalabbra brillantinati che neanche la Barbie. Trucco piuttosto pesante. Jeans costellati di strass. Magliette aderenti e fine che neanche Baglioni Claudio. Molto apprezzati i rotolini di ciccia che esplodono sui fianchi nell’intercapedine tra la cintura e l’orlo inferiore della maglietta.
Adolescenti (14-18 anni)
Il genere maschile prevede, nella versione primavera-estate, soppracciglia finemente disegnate (modello valletto di De Filippi Maria); capelli molto curati di varia foggia, ma in ogni caso ben intrisi di pece; jeans a vita molto bassa, da cui spuntano mutande Calvin Klein o Dolce & Gabbana. Il maschio di questa specie in alcuni casi presenta alcune applicazioni metalliche al naso, al sopracciglio, alle orecchie. Cintura di pitone, occhiale a goccia che neanche Magnum PI, tremendissime scarpe e/o borsa di Gucci; rara la versione con cintura in pitone.
La femmina dell’adolescente da Centro Commerciale è oggetto degli sguardi di tutta la popolazione maschile dagli 11 ai 99 anni, è inutile negarlo. Nei casi più fortunati chiappe e tette si mantengono nella loro soda postura antigravitazionale in virtù della propria sostanza, altrimenti vengono in soccorso wonderbra con tiranteria in acciaio al vanadio. Rispetto alle preadolescenti, qui la cura della persona può diventare maniacale. Lampadate che neanche Mosè disceso dal Sinai con le tavole della legge. Scie di profumo vanigliato che stordiscono anche i meno sensibili. Le più audaci sulle chiappe portano la scritta (ancora lo devo capire) “Rich”.
Maschi e femmine formano talvolta crocchi di grande spessore intellettuale dove si discute dell’intima sostanza delle cose e della fenomenologia dell’inviare un sms mentre si lecca il gelato.
Giovani uomini e giovani donne (19-35 anni)
Tale specie prevede molte varietà. Esistono l’uomo zerbino (categoria alla quale appartengo con orgoglio) che accompagna la sua donna, o la presunta tale, nello shopping del sabato, trascorrendo preziose ore nei negozi di intimo. La sensibilità alla biancheria femminile può portare in questi casi a innocentissime gaffe, del tipo: “Ma davvero vi mettete quelle cose lì?”; oppure, con mezza lingua fuori, “Credo che questo perizoma commestibile ti donerebbe molto”. Il ritorno alla realtà è piuttosto brusco se preceduto da uno schiaffo della suddetta.
Vi è poi la coppia “precisa”. La mano di lui nella tasca posteriore dei jeans di lei e viceversa, un modo molto garbato per far capire agli altri a chi appartengono le rispettive chiappe. Di tanto in tanto queste coppie si fermano davanti a una vetrina di Swarowskji per una modica limonata.
Esistono anche i single della specie: il genere femminile secerne acidità da zitella da tutti i pori; il genere maschile si presenta generalmente nella sottovarietà “marpione”: le occhiaie pesanti e lo sguardo porcino costituiscono una palese dichiarazione delle sue turpi abitudini.
La famiglia immigrata
Tipologia assai frequente nei Centri Commerciali, la famiglia immigrata si distingue per la folta numerosità del gruppo e per lo sguardo arcigno che sempre tradisce il capobranco. Frequentano il Centro Commerciale per sognare un benessere fittizio cui non riescono ad accedere. Esattamente quello che facevano i nostri nonni, quando intingevano il pane nell’odore della carne.
3 Aprile 2007 alle 11:14 am
Io al centro commerciale ci vado solo per comprare i sigari. Ci resto non più di 35 secondi. E nel tragitto dall’entrata all’uscita ringhio a tutti quelli che incontro.

3 Aprile 2007 alle 11:19 am
@ Filossoffessa
Peccato. Ti perdi un’interessante occasione di crescita interiore. Io ci vado con chi so io ed è meglio che passare una settimana alle Isole Tremiti. Quando si dice che è la compagnia che conta…
3 Aprile 2007 alle 1:28 pm
non capisco come certe famiglie si organizzino per passare interi week-end nei centri commerciale !?? sono dei folli …
… sarà perchè io per comperare un paio di pantaloni ci metto 13secondi??
ciao
3 Aprile 2007 alle 1:58 pm
Mmmm, non ci credo che è la compagnia che conta…

Io con chi so io mi bevo una fiaschetta di rum agricolo (metà per uno), in riva al fiume.
3 Aprile 2007 alle 2:01 pm
@ Andrea
Benvenuto! io ce ne metto 3 di secondi!
@ Filossoffessa
La mia autostima è già a bassi livelli, vuoi farla precipitare?
Viva te!
3 Aprile 2007 alle 2:19 pm
Certo che nei centri commerciali c’è un bel campionario di umanità, io, quando vado a fare la spesona ogni quindici giorni, esco sempre con la sconfortante impressione che siamo un popolo brutto destinato all’estinzione.
Sciura Pina
3 Aprile 2007 alle 2:23 pm
@ Sciura Pina
Sono sempre più convinto che anche il trash abbia il suo fascino. Siamo un popolo bello, ma condannato sì, ahinoi, all’estinzione.
Viva te!
3 Aprile 2007 alle 3:07 pm
Ho letto la verità…
Mi capita di dover lavorare nei centri commerciali e ragazzi, voi non vi immaginate nemmeno le risate che si fanno…ci si trova ogni qual tipo di genere umano e non :)…
insomma meglio che andare a vedere uno spettacolo comico..FATE VOLARE L’IMMAGINAZIONE
un bacione
3 Aprile 2007 alle 4:56 pm
Non volevo certo causarti un calo di autostima. Mi permettevo solo di suggerire: perché non le offri un rum?
3 Aprile 2007 alle 5:00 pm
@ Filossoffessa
No, è solo che pensare di poter stare con una donna che fuma sigari e beve rum va ben aldilà di ogni mia più rosea aspettativa.
Comunque ho provato con il vino. Ne basta un bicchiere
4 Aprile 2007 alle 5:36 pm
hey..io non sono una zitella acida!cioè,zitella si..uhm..forse anche un po’ acida..beh ma si da il caso che nei centri commerciali ci vada il meno possibile.
cmq concordo con bugsbunny, che quando facevo la cassiera anche io avevo collezionato il mio bel bagaglio di personaggi degni di nota!
cavolo, sisi..ci estingueremo..
5 Aprile 2007 alle 10:53 am
io lavoro in un centro commerciale… sinceramente imparo solo l’autocontrollo…e anche ieri che non ero al lavoro e sono andata a fare shopping, passando per la cassa della mediaworld la tipa della cassa mi ha controllato la borsa.. non la borsa della spesa quella personale.. è possibile????imparano l’autocontrollo anche i clienti a quanto pare.. il fatto è che i clienti mi sparano una raffica di insulti se faccio cortesemente alzare le giacche dal carrello…odio i centri commerciali!!!!!!!!
15 Aprile 2007 alle 12:50 am
ultimamente mi capita ,come diceva ghunter Grass, di ergermi al di sopra della società come un prete e da certe altezze si vede il campionario umano più eterogeneo…nel senso che siam tutti uguali, io faccio la spesa alla coop pensando o sperando di fare la “miglior spesa” ed altri si ammazzano al centro di turno.
il distinguo è l’utilizzo del tempo proprio, un tempo che sempre più verte verso una ricchezza effimera , una ricchezza degli occhi un poco come se vedere fosse avere, una sublimazione della povertà intellettiva colmata dalla piacenza materiale.
2 Maggio 2007 alle 10:31 pm
perchè non allarghi un po’ la categoria delle adolescenti,
così posso entrarci anche io???
ciai ciai,
c.
3 Maggio 2007 alle 10:27 pm
I cnetri commerciali, secondo me, sono l’espressione più matura della società dei consumi in cui ci troviamo. Mi spiego meglio…
Nei villaggi e nei paesi, il centro di ritrovo era la piazza dove si chiacchierava e ci si incontrava tra amici. in queste società regnava la semplicità e la solidaietà. Poi arrivò l’industrializzaione e questo modello è iniziato a crollare, si iniziò a parlare di socializzazione nel luogo di lavoro…. la solidarietà venne meno e la società si fece più complessa. Poi arrivo la standardizzazione e tutti omologati privi di solidarieà si è iniziato a incontrarsi e socializzare nei centri commerili accompagnati dalla hit musicale dl momento e dalle vetrine che propongono abiti, giocattoli, utensili, ec. tutti uguali. Adesso la solidarietà è data dal denaro (quanto puoi spendere) e la complessità si è ridotta perchè i tempi, i ritmi e le azioni sono influenzaa dai media: siamo nel consumismo!
Morale della favola: i centri commerciali rappresentano il modello della nostra società basata sull’ndividualismo e sul denaro!!!
Scusate la predica!!!
salpetti.wordpress.com