La Monadologia: proposizioni 8-9 Mercoledì, Apr 5 2006 

8) Tuttavia occorre che le monadi abbiano delle qualità, altrimenti non sarebbero neppure degli esseri. Se le sostanze semplici non differissero mediante le loro qualità, non ci sarebbe mezzo di accorgersi di nessun cambiamento nelle cose, poiché ciò che è nel composto non può venire che dai componenti semplici; e se le monadi fossero senza qualità sarebbero indiscernibili l’una dall’altra, dal momento che non differiscono in quantità: conseguentemente, essendo supposto il pieno, ogni luogo non riceverebbe mai, nel movimento, se non l’equivalente di quello che aveva avuto, e uno stato di cose sarebbe indiscernibile dall’altro.

9) Occorre altresì che ogni monade sia differente da ogni altra. Poiché nella Natura non vi sono mai due esseri che siano perfettamente uguali l’uno all’altro e nei quali non sia possibile una differenza interna o fondata su una denominazione intrinseca.

Le due proposizioni mirano entrambe a dimostrare la complessità qualitativa della monade, la prima da un punto di vista più espressamente fisico, la seconda secondo un’ottica orientata maggiormente alla logica, dominio di indagine particolarmente caro a Leibniz.
Nella proposizione 9, in particolare, si afferma il cosiddetto principio di identità degli indiscernibili, un asssunto logico che qui viene esteso sul piano metafisico e ontologico: due individui non possono essere identici. Pur essendo inestese e incorporee le monadi possiedono delle precise qualità. In virtù di tali qualità esse possono essere distinte l’una dall’altra e dar luogo alle cose che, come Leibniz ha dichiarato sin dalla prima proposizione, sono dei composti di entità semplici, cioè di monadi stesse.
Ricapitolando, potremmo dunque dire che le monadi sono caratterizzate da una semplicità quantitativa, ma non qualitativa. Nelle prossime proposizioni vedremo su quale terreno si gioca tale complessità qualitativa e che cosa significhi lo scarto, la differenza tra una monade e l’altra.

Identità ritrovata Mercoledì, Apr 5 2006 

Avevo promesso che non mi sarei occupato di campagna elettorale, causa profonda indignazione e consequenziali problematiche gastriche. Se ho deciso, tuttavia, di contravvenire a questa decisione è solo per tributare i miei elogi e ringraziamenti a un grande italiano.
Grazie al presidente Berlusconi, presidente di nome e di fatto, leader di una coalizione che - omogenea per ideali politici - è riuscita a mantenersi coesa per cinque anni, senza che il suddetto presidente abbia mai dovuto metter mano né al bastone né al portafogli.
Grazie all’operaio Berlusconi che si è fatto carico delle istanze degli strati più bassi della società italiana.
Grazie all’imprenditore Berlusconi che ci ha mostrato come sia possibile per un’azienda - Mediaset, che però è di suo fratello, via - incrementare mostruosamente i suoi utili anche in un periodo di recessione.
Grazie al politico Berlusconi che curiosamente è riuscito a inventare un nuovo tipo di liberismo che scontenta gli imprenditori, gli altri imprenditori intendo.
Grazie allo storico Berlusconi che, dopo averci liberato dalle storture della dominante storiografia stanilista, ci ha mostrato il vero volto del comunismo italiano, russo e - infine - cinese.
Grazie al grande diplomatico Berlusconi che è riuscito a intessere legami importanti con i più grandi criminali dello scacchiere internazionale, quando non impegnato nelle goliardate immortalate dalle foto delle convention ufficiali con le delegazioni estere.
E infine, grazie al Berlusconi psicologo che finalmente mi ha consentito - all’età di 29 anni suonati - di appropriarmi di una identità precisa. A dire il vero l’avevo già sospettato. Già qualcuno intorno a me mormorava che fossi un coglione, ma finora non riuscivo ad esserne tanto sicuro. Grazie Silvio! Ora che me l’hai confermato tu, porto questo titolo con orgoglio. Fiero di essere coglione!